180 - Fabrizio De André - In concerto (Arrangiamenti PFM)

 

Casa discografica: Ricordi
Anno: 1979
Arrangiamenti: PFM
Regione: Liguria / Lombardia

Pubblicato nel 1979, In concerto – Arrangiamenti PFM documenta uno degli incontri più importanti della musica italiana degli anni Settanta: quello fra la scrittura di Fabrizio De André e la Premiata Forneria Marconi, allora una delle massime espressioni del progressive italiano. Registrato durante i concerti del gennaio 1979 al Teatro Tenda di Firenze e al Palasport di Bologna, il disco nasce da un’idea che fino a poco tempo prima sarebbe sembrata quasi sacrilega: prendere il repertorio di un cantautore fondato soprattutto sulla parola e trasformarlo attraverso la potenza, la complessità e la libertà del rock. 

L’operazione arriva in un momento in cui De André attraversa una fase di inquietudine artistica. Le sue canzoni hanno raggiunto una maturità letteraria straordinaria, ma il loro accompagnamento musicale era rimasto spesso volutamente essenziale. La PFM permette invece di affrontarle come vere composizioni musicali, senza cancellarne la dimensione narrativa. Il progetto ha anche radici più lontane: alcuni membri della futura PFM, allora ancora nei Quelli, avevano già collaborato con De André a La buona novella del 1970. Dopo un incontro in Sardegna nasce l’idea del tour, inizialmente accolta da De André con qualche timore, ma destinata a diventare una delle svolte decisive della sua carriera.

Il risultato è evidente già in Bocca di rosa, dove il ritmo e i controtempi della PFM trasformano la canzone in una sorta di cavalcata rock, e in Giugno ’73, introdotta da una lunga apertura strumentale che amplifica la dimensione malinconica del racconto. La guerra di Piero acquista una forza quasi epica, Il pescatore diventa un brano corale e trascinante, mentre Un giudice viene trasformata dalla fisarmonica e dagli interventi strumentali in qualcosa di molto diverso dall’originale. La canzone di Marinella conserva invece la sua delicatezza, ma viene circondata da un arrangiamento più ampio e dinamico. Il disco dimostra così che le canzoni di De André possono dilatarsi senza perdere la centralità delle parole. 

La PFM non si limita però ad aggiungere volume o virtuosismo. Franz Di Cioccio alla batteria, Patrick Djivas al basso, Franco Mussida alle chitarre, Flavio Premoli alle tastiere e Lucio Fabbri al violino costruiscono una vera rilettura del repertorio, utilizzando cambi di ritmo, fughe strumentali, assoli e contrappunti. In Amico fragile il basso e la struttura musicale accentuano il carattere drammatico del testo; in Il pescatore il violino di Fabbri diventa una delle voci più riconoscibili dell'arrangiamento; in Volta la carta il ritmo assume invece una dimensione quasi festosa. Il progressive non diventa mai un esercizio di esibizione tecnica fine a se stesso: serve a dare nuove forme alle immagini e ai personaggi di De André, forse anche con esiti migliori rispetto alla contaminazioni prog di Storia di un impiegato. 

Proprio qui sta la portata storica dell'album. Fino alla fine degli anni Settanta una parte importante della canzone d'autore e della musica politicamente impegnata italiana aveva considerato la ricchezza dell'arrangiamento quasi un elemento sospetto, in odore di "mainstream": il testo doveva restare in primo piano e la musica funzionare soprattutto come suo veicolo. De André e la PFM dimostrano invece che anche la ricerca musicale può essere parte dell'espressione poetica. La protesta, la malinconia, l'ironia e il racconto sociale non sono più soltanto affidati alle parole: possono essere costruiti anche attraverso il ritmo, il timbro, la dinamica e la complessità degli arrangiamenti. 

Il successo dell'operazione porta nel 1980 alla pubblicazione di un Volume 2, tratto dallo stesso tour e concepito come prosecuzione del progetto. 

Perché è fondamentale?
Perché rompe definitivamente il confine fra cantautorato e rock progressivo, dimostrando che la grande canzone d'autore può essere anche una grande costruzione musicale. De André conserva intatta la forza della parola, mentre la PFM trasforma quelle parole in un nuovo paesaggio sonoro: è uno dei passaggi che aprono la canzone italiana alla modernità degli anni Ottanta.

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