102 - Fabrizio De André - Storia di un impiegato

 

Casa discografica: Produttori Associati
Anno: 1973
Produttore: Roberto Dané
Regione: Liguria

Pubblicato nel 1973, Storia di un impiegato è il sesto album in studio di Fabrizio De André e uno dei lavori più apertamente politici della sua discografia. È anche il quarto concept album realizzato dal cantautore con Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani, dopo La buona novella e Non al denaro non all'amore né al cielo, e nasce da un soggetto originale legato al clima sociale e politico seguito al Maggio francese del 1968. Il disco racconta infatti la trasformazione di un impiegato qualunque, inizialmente estraneo alla contestazione, che ascoltando i canti della rivolta francese entra progressivamente in crisi e cerca una propria risposta alla società in cui vive. In epigrafe, il disco riporta alcuni versi di "Visione di Rotterdam" del poeta beat Gregory Corso, che De André incontrerà solo anni dopo, nel 1984, negli studi della trasmissione "Blitz" di Gianni Minà.

Al centro della vicenda troviamo un protagonista che passa dalla presa di coscienza alla scelta individuale della violenza, fino all'esperienza del carcere e alla scoperta della necessità di una lotta collettiva. È proprio questo percorso a rendere l'album qualcosa di più di una raccolta di canzoni politiche: la storia dell'impiegato diventa un ragionamento sui limiti dell'individualismo e sulla difficoltà di trasformare la ribellione personale in una scelta condivisa.

Musicalmente il disco segna un ulteriore cambiamento rispetto ai lavori precedenti. Nicola Piovani cura musiche, arrangiamenti e direzione d'orchestra, introducendo sonorità elettroniche e progressive accanto alla scrittura cantautorale di De André. Il disco è quindi un crocevia tra moderno e tradizionale: a volte la modernità è espressa dal sintetizzatore di Giorgio Carnini  e dalla batteria sincopata di Enzo Restuccia (La bomba in testa); a volte emergono suoni progressive alla Jethro Tull (Sogno numero due); altre volte è la tradizione ad avere la meglio come ne Il bombarolo nella quale riaffiora la lezione di Brassens. 

Il risultato quindi non è privo di contraddizioni. Lo stesso De André, in un'intervista alla "Domenica del Corriere" del gennaio 1974, raccontò: «La Storia di un impiegato l'abbiamo scritta, io, Bentivoglio, Piovani, in un anno e mezzo tormentatissimo e quando è uscita volevo bruciare il disco. Era la prima volta che mi dichiaravo politicamente e so di aver usato un linguaggio troppo oscuro, difficile, so di non essere riuscito a spiegarmi.» Il disco venne infatti duramente attaccato dalla stampa musicale militante e vicina al movimento studentesco. Il tour d'esordio del 1975/76 resterà, curiosamente, l'unico in cui De André eseguirà dal vivo tutti i brani dell'album per intero.

Nonostante le critiche, Storia di un impiegato raggiunse il secondo posto in classifica e rimane uno dei dischi più discussi e importanti della produzione di De André. Forse sono proprio le contraddizioni insite nel disco a renderlo un documento prezioso delle contraddizioni di un'epoca. 

Perché è fondamentale?
Perché rappresenta il momento in cui De André porta il concept album italiano dentro la conflittualità politica del suo tempo, trasformando la storia di un singolo uomo in una riflessione complessa sui limiti della ribellione individuale e sulla necessità del "noi".

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