036 - Enzo Jannacci - Vengo anch'io. No, tu no
Casa discografica: ARC
Anno: 1968
Produttore: non indicato
Regione: Lombardia
Pubblicato nel 1968 dalla ARC, Vengo anch'io. No, tu no è l'album della consacrazione di massa per Enzo Jannacci, medico, jazzista, cabarettista e cantautore capace di fondere il surrealismo alla Jacques Brel con la cruda ironia della periferia milanese.
Il disco prende il titolo dal brano omonimo, destinato a diventare un tormentone epocale e un inno all'esclusione sociale vestito da gag surreale. Scritta insieme a Dario Fo e Fiorenzo Fiorentini (con la musica firmata dallo stesso Jannacci), la canzone nacque già in forma embrionale nel 1965, una sera al Derby Club, quando Jannacci ne suonò il motivo a Pupo De Luca scaldandosi progressivamente fino a farla diventare via via più isterica. Dietro la risata, il ritmo incalzante e l'apparente nonsenso si cela una feroce critica alla società dei consumi e al conformismo, tanto che la strofa finale — quella che parlava di arruolarsi "giù nel Congo da Mobutu" o di andare "tutti in Belgio nelle miniere" — fu tagliata dal 45 giri per censura. Il successo arrivò anche grazie a un colpo di fortuna radiofonico: la RCA lo segnalò a Renzo Arbore per "Per voi giovani", nonostante lo scetticismo iniziale degli stessi dirigenti; il singolo salì fino al secondo posto in classifica nella primavera del 1968.
La scaletta è un capolavoro di equilibrio tra la comicità grottesca e la commozione più profonda. Spicca soprattutto Ho visto un re (testo di Dario Fo, musica di Paolo Ciarchi), già nata due anni prima per lo spettacolo teatrale Ci ragiono e canto del Nuovo Canzoniere Italiano: una favola nera e grottesca che ribalta i rapporti di forza tra potere e povera gente. Non manca La mia morosa la va alla fonte, la cui musica — proveniente dallo spettacolo "22 canzoni" del 1965 — sarà "presa in prestito" (credendola erroneamente un'antica ballata medievale) da Fabrizio De André per la sua Via del Campo presente in Volume 1. Completano il disco Pedro Pedreiro (cover di Chico Buarque de Hollanda), Hai pensato mai (traduzione di una canzone veneta di Lino Toffolo), La ballata del pittore (testo di Didi Martinaz, musica di Lino Patruno) e Giovanni telegrafista, già lato B del 45 giri originale.
Perché è fondamentale?
Perché sdogana il grottesco e l'umorismo surreale come strumenti di altissima poesia civile. Jannacci usa la risata come un grimaldello per scardinare le ipocrisie dell'Italia del boom, dando voce agli ultimi, ai dimenticati e ai falliti con una sensibilità musicale e umana che non ha eguali nella nostra storia discografica.
