034 - Fabrizio De André – Volume 1
Casa discografica: Bluebell Records
Anno: 1967
Produttori: Gian Piero Reverberi e Andrea Malcotti
Regione: Liguria
Dopo i singoli distribuiti a metà decennio e l'esperienza con la Karim, il 1967 segna la vera e propria nascita discografica e artistica di Fabrizio De André. Pubblicato dalla Bluebell Records, Volume 1 è il primo vero album in studio del cantautore genovese. Forte della produzione di Gian Piero Reverberi (che cura anche i raffinati arrangiamenti orchestrali) e di Andrea Malcotti, il disco raccoglie e sublima il materiale scritto nei primi anni della sua carriera, offrendo per la prima volta un ritratto organico e folgorante del suo mondo poetico.
L'impatto del vinile è potente fin dalla traccia d'apertura: Preghiera in gennaio, scritta di getto da De André nei giorni immediatamente successivi alla tragica scomparsa dell'amico Luigi Tenco. È una laica e altissima supplica rivolta a Dio affinché accolga in Paradiso "chi è morto per troppo amore", inaugurando quella cifra di pietas universale e di vicinanza agli ultimi che segnerà tutta la sua opera. La scaletta si muove abilmente tra la lezione della chanson francese (con le riletture di Georges Brassens in Marcia nuziale e La morte), la riflessione laica e dissacrante sul sacro (Si chiamava Gesù) e il bozzetto storico-goliardico Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, scritta a quattro mani con l'amico Paolo Villaggio — la loro prima collaborazione in assoluto, nata nel novembre 1962 mentre entrambi aspettavano, nella stessa casa genovese, la nascita dei rispettivi figli, avvenuta poi lo stesso giorno. Il brano ebbe anche una piccola disavventura giudiziaria: un pretore di Catania sporse querela ritenendolo immorale per un verso sulle "avventure" del re, mentre un altro verso, ancora più esplicito nella prima stesura, era già stato autocensurato prima dell'incisione.
Ma il cuore pulsante del disco risiede nei capolavori che fotografano la Genova dei vicoli, delle prostitute e degli emarginati. È qui che trovano spazio la dolcissima e struggente Via del Campo — la cui celebre melodia De André credeva fosse un'antica ballata medievale riscoperta da Dario Fo, quando in realtà si trattava di una composizione originale di Enzo Jannacci, La mia morosa la va alla fonte (inserito nell'album Vengo anch'io. No, tu no) — e l'indimenticabile Bocca di rosa, la storia della prostituta che finisce per sconvolgere la morale bigotta di un paesino.