024 - Nuovo Canzoniere Italiano - Ci ragiono e canto

 

Casa discografica: I Dischi del Sole 
Anno: 1966
Regione: tutte le regioni

Dopo il terremoto politico e giudiziario provocato da Bella ciao a Spoleto, il Nuovo Canzoniere Italiano alza ulteriormente l'asticella. Pubblicato nel 1966 dai Dischi del Sole, Ci ragiono e canto è il cofanetto di tre LP che documenta l'omonimo spettacolo teatrale, andato in scena per la prima volta il 16 aprile 1966 al Teatro Carignano di Torino (dove, tra l'altro, fu anche registrato dal vivo, nelle serate del 16 e 17 aprile). Se il disco precedente aveva aperto la strada alla riscoperta del canto di tradizione orale, questo compie un salto concettuale audace, trasformando la ricerca etnomusicologica in uno spettacolo politico totale, grazie alla regia e alla consulenza di Dario Fo, con il collettivo teatrale Nuova Scena e la ricerca sul materiale curata da Cesare Bermani e Franco Coggiola in seno all'Istituto Ernesto de Martino (fondato proprio in quel periodo).

La struttura del progetto è organizzata per quadri tematici che accompagnano l'intero arco della vita popolare, più che in due sole macro-sezioni: si va da "Da quando siamo nati" (nascita, ninna nanne) a "Lavoriamo nelle campagne" (canti di lavoro contadino), fino a sezioni dedicate alla guerra, all'amore e al matrimonio — un montaggio quasi cinematografico di condizioni di vita, dalla culla alla morte, con al centro sempre il lavoro e la fatica.

La pattuglia di interpreti riunita per l'occasione è impressionante per qualità e autenticità. Accanto ai nomi storici come Giovanna Daffini, Caterina Bueno e il Gruppo Padano di Piadena, spicca l'esordio assoluto di Rosa Balistreri, oltre a Ivan Della Mea e Paolo Ciarchi alle chitarre, Giovanna Marini, Silvia Malagugini, Cati Mattea e Franco Coggiola, e il Coro del Galletto di Gallura guidato da Salvatore Stangoni. Non ci sono fronzoli, orchestre patinate o concessioni alla melodia leggera: le voci sono spesso crude, accompagnate da strumenti della tradizione o eseguite rigorosamente a cappella, esattamente come venivano tramandate nei campi e nelle officine.

Il vero genius loci dell'operazione, tuttavia, è Dario Fo. La sua intuizione fu quella di non portare sul palco un noioso convegno di storici, ma di costruire una drammaturgia popolare fatta di corpi, gesti, ironia tagliente e analisi politica, spiegando al pubblico il "perché" di quelle canzoni — arrivando perfino a scrivere lui stesso, di sana pianta, un falso canto popolare per lo spettacolo: Ho visto un re, satira sul potere che due anni dopo Enzo Jannacci porterà al successo nazionale, ignaro (come gran parte del pubblico) che si trattasse di un brano composto ad hoc e non di un vero reperto della tradizione. Il disco restituisce intatta quell'energia corrosiva, dimostrando che la cultura popolare non è un cimelio da teca museale, ma un'arma viva di emancipazione e lettura della realtà.

Perché è fondamentale?
Perché è il capolavoro del teatro-canzone politico e militante italiano. Ci ragiono e canto consacra il metodo del Nuovo Canzoniere Italiano e unisce per la prima volta in modo indissolubile la ricerca storiografica, la lotta popolare e la forza della rappresentazione teatrale, lasciando un'impronta indelebile nella cultura degli anni Sessanta.