021 - Giorgio Gaslini - Nuovi sentimenti

 

Casa discografica: La Voce del Padrone
Anno: 1966
Direzione e composizione: Giorgio Gaslini
Regione: Lombardia

Se si cerca il momento esatto in cui il jazz italiano ha smesso di guardare all'America come semplice discepolo ed è entrato a testa alta nelle avanguardie mondiali, è necessario mettere sul piatto Nuovi sentimenti di Giorgio Gaslini (oltre a Da Roma a New York di Umiliani e Basso-Valdambrini Quintet). Il disco nasce quasi per caso, da una telefonata a sorpresa: Don Cherry, arrivato in Italia per un concerto a Bologna insieme a Steve Lacy, aveva letto l'anno prima un articolo su Gaslini sul Melody Maker e lo chiama dal nulla proponendogli di incidere un album insieme. Per rispettare gli impegni contrattuali dei musicisti americani, di lì a pochissimo, Gaslini scrive l'intera suite in una sola notte e la registra in appena dieci ore, il 4 febbraio 1966 (dalle 14:30 a mezzanotte), negli studi milanesi della Basilica, per la major La Voce del Padrone: un'origine fulminea che rende ancora più impressionante la coerenza compositiva del risultato.

Giorgio Gaslini, pianista e compositore milanese con una solida formazione classica, applica qui la sua celebre teoria della "Musica Totale": l'abbattimento di ogni barriera tra musica colta di matrice contemporanea, improvvisazione radicale e jazz di matrice afroamericana. Lo scrive lui stesso, quasi profeticamente, nelle note di copertina originali: immagina un futuro in cui non esisterà più un genere musicale predominante, ma un'unica sintesi ("UNUM") di tutti i linguaggi. Per dare forma a questa suite imponente, Gaslini mette insieme una formazione d'eccezione che incrocia i migliori talenti italiani con le stelle più luminose dell'avanguardia internazionale: alla pocket trumpet c'è Don Cherry (storico braccio destro di Ornette Coleman), al sax soprano Steve Lacy, al tenore Gato Barbieri, affiancati dal giovane Enrico Rava alla tromba, Gianni Bedori ad alto sax e flauto, Jean-François Jenny-Clark e Ken Carter ai contrabbassi, e una doppia batteria affidata a Franco Tonani e Aldo Romano — un vero e proprio "raddoppiamento della sezione ritmica" voluto deliberatamente da Gaslini come cifra stilistica della suite.

L'album è articolato come una suite in quattro movimenti suddivisi sui due lati del vinile: il lato A si apre con le tensioni e le aperture liriche di Recitativo e aria, per poi proseguire con il ritmo sbieco e incalzante di Marcia dell'uomo. Il lato B ospita la lunga ed esplosiva title track (Nuovi sentimenti) e si chiude con le geometrie dinamiche di Rotazioni.

La musica si muove continuamente tra sezioni scritte di estremo rigore formale e momenti di improvvisazione collettiva selvaggia. Sentire dialogare la tromba tascabile di Don Cherry con la poesia di Steve Lacy e l'impeto di Barbieri e Rava, sotto la regia pianistica di Gaslini, è un'esperienza d'ascolto che lascia ancora oggi a bocca aperta per coraggio e modernità. Vale la pena ricordare, per inquadrare la statura di Gaslini, che fu il primo musicista jazz italiano a essere ufficialmente invitato a un festival jazz negli Stati Uniti — e che anni dopo sarebbe diventato celebre anche al grande pubblico come autore della colonna sonora di Profondo rosso di Dario Argento.

Perché è fondamentale?
Perché è il manifesto del jazz d'avanguardia italiano ed europeo. Con Nuovi sentimenti, Gaslini dimostra che l'Italia poteva essere un centro propulsore di sperimentazione globale, capace di unire la rigida architettura della composizione contemporanea con la libertà anarchica e viscerale del free jazz.