001 - Piero Umiliani - Da Roma a New York


Casa discografica: RCA Italiana

Anno: 1957

Produttore: Piero Umiliani 

Regione: Toscana


Quando nel 1957 esce Da Roma a New York, Piero Umiliani ha poco più di trent'anni ed è un musicista pronto a cambiare le sorti del jazz in Italia. Reduce dal buon riscontro di Dixieland in Naples (1955), dove aveva rivisitato in chiave jazzistica la tradizione musicale partenopea, Umiliani si sente pronto per il salto successivo. Registrato a Milano in soli due giorni per la RCA, l'album rappresenta un'autentica scommessa editoriale: dare carta bianca a un autore italiano per un disco di composizioni interamente originali. Alla guida di un formidabile ottetto di fiati — in cui spicca la tromba di Giulio Libano — Umiliani si lancia in un jazz dalla matrice cool americana, ma dal tocco squisitamente europeo per complessità strutturale e sensibilità melodica.

Il titolo è una dichiarazione d'intenti velata di autoironia. Umiliani era conscio del rischio di "esportare il jazz negli USA", tanto da intitolare un brano Vasi a Samo, citando l'antico proverbio greco sull'inutilità di portare ceramiche sull'isola che già le produceva in abbondanza. In La fanciulla dai capelli di nylon si diverte invece a rielaborare il celebre preludio classico di Debussy, calandolo in un mood urbano modernissimo per gli anni Cinquanta.

Eppure, quei vasi a Samo ci arrivarono per davvero. Il critico internazionale Douglas Hague ascoltò il disco e scrisse a Umiliani prevedendo che presto avrebbe lavorato con i giganti americani (profezia avverata nel 1959 con Chet Baker). Prima ancora, però, questo vinile finì sul giradischi di Mario Monicelli. Il regista, folgorato da quel suono frenetico e malinconico, decise di associarlo a I soliti ignoti, spalancando per la prima volta le porte del cinema italiano al linguaggio del jazz. Non a caso, è oggi considerato tra i dischi fondamentali della storia del jazz italiano, e già la critica specializzata dell'epoca — su Musica Jazz — lo salutò come il tentativo più ambizioso e riuscito di jazz scritto mai realizzato nel nostro paese.

Perché è fondamentale? Perché è l'album in cui il jazz italiano smette di scimmiottare l'America e trova una propria dimensione autoriale, con una qualità di scrittura tale da gettare le basi del moderno e inconfondibile "Italian sound" cinematografico.