171 - Renato Zero - Erozero
Casa discografica: RCA Italiana / Zerolandia
Anno: 1979
Produttore, arrangiatore e direttore d’orchestra: Piero Pintucci
Regione: Lazio
Sesto album di Renato Zero, EroZero arriva nel marzo 1979 al termine di un decennio in cui l’artista romano ha costruito una figura completamente nuova nella musica italiana. Dopo gli inizi teatrali e provocatori, il personaggio di Renato Zero è diventato sempre più riconoscibile attraverso dischi come Zerofobia e Zerolandia, dove teatralità, trasgressione, ironia e attenzione per gli emarginati si sono trasformate in un linguaggio popolare. Con EroZero questa ricerca raggiunge una forma particolarmente compiuta: Zero non è più soltanto l’artista eccentrico dei locali e dei tendoni, ma un interprete capace di parlare a un pubblico molto più vasto senza rinunciare al proprio immaginario.
Il titolo stesso contiene un gioco di parole significativo. “Ero Zero” richiama sia il nome d’arte sia l’idea di un’identità costruita partendo dalla marginalità, ma “eroina” evoca anche una delle grandi ferite sociali dell’Italia di quegli anni. È proprio questo il terreno su cui si muove l’album: la vita degli ultimi, la periferia, la solitudine, la droga, il potere e il bisogno di non arrendersi. Zero racconta personaggi e situazioni apparentemente lontani dalla normalità borghese, ma senza trasformarli in macchiette: dietro il sarcasmo e la teatralità emerge una forte attenzione per la fragilità umana.
Il carrozzone diventa il simbolo perfetto di questa visione: una grande metafora della vita e dell’umanità, popolata da personaggi che attraversano la scena tra illusioni, delusioni e desiderio di felicità. La tua idea affronta invece direttamente il tema della droga, contrapponendo alla disperazione la possibilità di scegliere ancora la vita, mentre Periferia torna alle origini di Zero e al mondo delle borgate, trasformando povertà ed emarginazione in una richiesta di dignità e riscatto. Grattacieli di sale sposta lo sguardo verso il potere economico e politico, mostrando come l’ambizione possa costruire strutture enormi e apparentemente solide sulla vita degli altri.
Accanto a questi temi più drammatici, EroZero conserva tutta la capacità di Zero di giocare con il corpo, il desiderio e il paradosso. Fermo posta costruisce una situazione provocatoria e grottesca su una base ritmica molto vivace, mentre Baratto utilizza ironia e ambiguità per trasformare il rapporto fra sesso, desiderio e convenzioni sociali in un vero numero di teatro musicale. La rete d’oro introduce invece una dimensione più luminosa e poetica, legata alla speranza, mentre Rh negativo porta il disco nuovamente verso un’oscurità quasi surreale. Nascondimi e Arrendermi mai chiudono il percorso con una tensione più intima, fino alla dichiarazione di resistenza contenuta nel titolo dell’ultima canzone.
Musicalmente Piero Pintucci ha un ruolo decisivo: produce, arrangia e dirige l’orchestra, costruendo un suono ricco di archi, fiati, cori, tastiere e ritmiche funk e disco, capace di passare dalla teatralità di Il carrozzone alla dimensione più aggressiva di Nascondimi e alle ballate più malinconiche. La produzione è molto più ampia rispetto alla dimensione quasi provocatoria degli esordi, ma rimane sempre al servizio della voce e della personalità di Zero. Anche i cori delle Baba Yaga contribuiscono alla particolare ricchezza dell’album, soprattutto ne La rete d’oro.
EroZero è inoltre il disco che porta per la prima volta Renato Zero al vertice della classifica italiana. Il successo di Il carrozzone e Baratto allarga enormemente il suo pubblico e dimostra che un artista nato ai margini dello spettacolo può trasformare la propria diversità in una forma di comunicazione di massa. Dopo Zerofobia e Zerolandia, il percorso iniziato con il personaggio trasgressivo degli anni Settanta arriva qui a una sintesi: il teatro, il pop, la provocazione e il racconto degli esclusi convivono dentro un album accessibile, ma ancora fortemente personale.

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