164 - Renato Zero - Zerolandia
Casa discografica: Zerolandia / RCA Italiana
Anno: 1978
Produttore: Piero Pintucci
Regione: Lazio
Quinto album in studio di Renato Zero, Zerolandia rappresenta il momento in cui il “fenomeno Zero” si trasforma definitivamente in un universo autonomo. Dopo il successo di Zerofobia, nel 1978 l'artista romano decide infatti di svincolarsi dalla propria casa discografica e fonda l'etichetta Zerolandia, mantenendo la distribuzione affidata alla RCA. Il disco diventa così anche una dichiarazione di indipendenza artistica e produttiva: Zerolandia non è soltanto il titolo di un album, ma il nome di un mondo immaginario nel quale musica, spettacolo, provocazione e rapporto diretto con il pubblico possono convivere.
Il centro del disco, oltre alla fortunata Madame, è Triangolo, uno dei brani destinati a diventare il simbolo della prima fase della carriera di Zero. Su una base disco-pop costruita da Piero Pintucci e Ruggero Cini, il cantante racconta con ironia e ambiguità un incontro erotico che mette in crisi le convenzioni della coppia tradizionale. La provocazione non è però fine a se stessa: Zero utilizza il gioco, il travestimento e il doppio senso per mettere in discussione i modelli di comportamento dell'Italia degli anni Settanta. Anche Sesso o esse e Sbattiamoci insistono sulla sessualità con un linguaggio esplicito e teatrale, trasformando ciò che allora poteva apparire scandaloso in una forma di spettacolo popolare e ironico.
Accanto alla dimensione più trasgressiva emerge però un Renato Zero molto più intimo. La favola mia, già pensata per il precedente Zerofobia e rimasta fuori per ragioni di spazio, diventa uno dei brani più rappresentativi del disco: il cantante si rivolge direttamente al proprio pubblico e racconta la maschera, il trucco e il palcoscenico come strumenti attraverso cui trasformare la propria vita in una favola condivisa. Io uguale io affronta invece il tema dell'identità e della ricerca di sé, mentre Chi sei e Sogni di latta proseguono la riflessione sull'individuo e sulle sue fragilità. In queste canzoni il personaggio eccentrico lascia emergere l'uomo che esiste dietro la maschera.
Musicalmente il disco amplia ulteriormente il linguaggio di Zero, mescolando pop, disco music, rock, ballata e arrangiamenti orchestrali. Triangolo e Sesso o esse hanno una componente ritmica vicina alla disco dell'epoca, mentre Amaro Madely recupera con ironia atmosfere da canzone degli anni Trenta e Una guerra senza eroi assume quasi la forma di una marcia. Uomo, no chiude invece l'album con un'introduzione affidata al sintetizzatore, che richiama la storica sigla dei programmi della Rai. Gli arrangiamenti sono curati da Ruggero Cini, mentre Piero Pintucci dirige archi e orchestra e Rodolfo “Foffo” Bianchi si occupa della realizzazione e del suono. Tra i musicisti compaiono Massimo Buzzi, Mario Scotti, Luciano Ciccaglioni, Alessandro Centofanti e gli stessi Cini e Pintucci.
Il successo di Zerolandia supera la dimensione del semplice album. Il disco raggiunge il terzo posto nella classifica italiana e accompagna una tournée omonima che porta sul palco lo stesso immaginario del disco, fatto di costumi, teatralità e identificazione con il pubblico. È in questo periodo che il rapporto tra Zero e i suoi fan assume una dimensione sempre più forte, preparando la nascita della comunità dei “sorcini” e il successivo sviluppo del grande spettacolo itinerante di Zerolandia. L'etichetta fondata nel 1978 diventa inoltre uno strumento attraverso cui Zero continuerà a gestire autonomamente una parte importante della propria produzione.
Zerolandia segna così un passaggio decisivo: Renato Zero non è più soltanto un cantante provocatorio, ma diventa autore, personaggio, produttore e creatore di un universo riconoscibile. L'album riesce a tenere insieme trasgressione e sentimentalismo, spettacolo e introspezione, musica da classifica e ricerca di una libertà personale. È proprio questa capacità di trasformare la propria identità artistica in un luogo immaginario, abitato insieme dal cantante e dal pubblico, a rendere Zerolandia uno dei dischi centrali della cultura pop italiana della fine degli anni Settanta.

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