161 - Skiantos - MonoTono

 

Casa discografica: Cramps Records
Anno: 1978
Produzione: Gianni Sassi (direzione artistica), Oderso Rubini (supervisione)
Regione: Emilia-Romagna

Secondo album degli Skiantos e primo vero Long Playing ufficiale della band (il primo album fu pubblicato in musicassetta), MONOtono rappresenta uno dei momenti fondativi del punk italiano e del cosiddetto “rock demenziale”. Dopo l’esperimento volutamente rozzo di Inascoltable, registrato nel 1977, Roberto “Freak” Antoni e compagni arrivano a una formazione più stabile e incontrano la Cramps di Gianni Sassi, etichetta fondamentale per la musica d’avanguardia italiana. Il disco nasce nel clima incandescente della Bologna del Movimento del ’77, tra radio libere, controcultura, tensioni politiche e nuovi linguaggi giovanili.

Gli Skiantos però rifiutano di trasformare quel contesto in musica militante. Al contrario, reagiscono alla seriosità della canzone politica, del cantautorato e del progressive attraverso il nonsense, la provocazione e una deliberata povertà espressiva. L’idea è quella di prendere in giro tutto, compresi se stessi: il romanticismo, il machismo rock, la politica e perfino l’avanguardia. Il linguaggio di Freak Antoni recupera lo slang bolognese e giovanile, deformandolo fino a trasformarlo in una sorta di codice autonomo, fatto di rime assurde, giochi di parole e frasi apparentemente prive di senso.

Questa attitudine si inserisce nella nascita di un «nuovo rock italiano» che, tra il 1979 e il 1980, si definirà sempre più attraverso il punk e la new wave. Un passaggio caratterizzato da una netta discontinuità con la stagione musicale precedente: non tanto una semplice opposizione tra progressive e punk, quanto il rifiuto dei vecchi modelli culturali e politici, accompagnato dalla ricerca di nuove forme di antagonismo, ironia e divertimento. Gli Skiantos sono tra i protagonisti di questa trasformazione e partecipano nell’aprile 1979 al festival Bologna Rock – Dalle cantine all’asfalto, insieme a gruppi come Confusional Quartet, Gaznevada, Luti Chroma e Windopen. Il loro percorso, tuttavia, non coincide con una semplice imitazione del punk anglosassone: la provocazione dadaista, il gusto per il paradosso e il legame con la controcultura bolognese danno vita a un linguaggio originale.

Il disco si apre con il dialogo accelerato di Eptadone, che introduce immediatamente quell’universo linguistico e sfocia in un punk-rock rapidissimo, sostenuto dalle chitarre di Dandy Bestia. Panka Rock porta la stessa energia in una direzione vagamente anarchica, mentre Pesto duro trasforma Satisfaction dei Rolling Stones in una parodia irriverente. Diventa demente mescola pop e new wave con un inatteso passaggio quasi da cha-cha-cha, mentre Io me la meno esaspera la velocità e l’aggressività del rock. Anche Bau Bau Baby, costruita come una ballata romantica, viene completamente rovesciata attraverso un testo assurdo.

Nella seconda parte emergono altri aspetti della loro formula. Io sono uno Skianto prende in giro la posa machista della rockstar, Io ti amo da matti distrugge i cliché della canzone d’amore e Vortice parte quasi come una ballata d’autore per esplodere improvvisamente in un punk demenziale. Massacrami pure introduce invece una dimensione funk-blues sorprendentemente solida, mentre Largo all’avanguardia, con il suo ritmo new wave e il sax dissonante, diventa una feroce caricatura dell’arte «seria» e del pubblico che la applaude per inerzia. Il brano condensa la poetica degli Skiantos: la provocazione non si rivolge soltanto alle istituzioni culturali, ma anche agli spettatori, accusati di consumare passivamente le formule dell’avanguardia come quelle della canzone commerciale. È il rovesciamento parodico del concerto partecipato degli anni Settanta, sostituito da uno spettacolo che mette in crisi le aspettative del pubblico e il suo stesso ruolo.

Musicalmente MONOtono è molto più vario di quanto la sua estetica volutamente rozza possa far pensare. Punk, rock’n’roll, blues, hard rock, new wave, ballad e cabaret convivono in arrangiamenti essenziali ma tutt’altro che casuali. La formazione riunisce Freak Antoni, Jimmy Bellafronte e Sbarbo alle voci, Dandy Bestia e Andy Bellombrosa alle chitarre, Frankie Grossolani al basso e Leo Tormento Pestoduro alla batteria; alla produzione intervengono Gianni Sassi come direttore artistico, Oderso Rubini come supervisore e Alan Goldberg come tecnico del suono.

MONOtono diventa così uno dei dischi simbolo della rottura generazionale del 1977-78. Gli Skiantos dimostrano che il rock italiano può essere volgare, assurdo, rumoroso e ironico senza dover chiedere legittimazione alla tradizione. La loro importanza sta anche nell’aver contribuito a rendere visibile una scena nuova, insofferente verso la seriosità e le gerarchie culturali, destinata a svilupparsi negli anni successivi insieme al punk e alla new wave. La loro influenza sarà evidente in percorsi diversi, dal primo Vasco Rossi fino alla successiva affermazione di Elio e le Storie Tese.

Perché è fondamentale?
Perché trasforma il nonsense e la provocazione in un vero linguaggio musicale, portando in Italia lo spirito del punk e creando, attraverso MONOtono, una delle prime forme compiute di rock demenziale italiano.


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