156 - Alan Sorrenti - Figli delle stelle
Casa discografica: EMI Italiana
Anno: 1977
Produttore: Corrado Bacchelli e Jay Graydon
Regione: Campania
Quinto album in studio di Alan Sorrenti, Figli delle stelle rappresenta la svolta più radicale della sua carriera, se non una delle più radicali del pop italiano. Dopo gli esordi legati al progressive e alla sperimentazione vocale di Aria (1972), Sorrenti abbandona progressivamente quelle atmosfere per avvicinarsi al pop internazionale, alla disco music, al soul e al funk. Registrato tra Los Angeles, Roma e Milano con numerosi musicisti americani, il disco nasce dall'incontro con una nuova sensibilità musicale californiana e porta Sorrenti al suo più grande successo commerciale.
La title track è il centro dell'album e uno dei brani simbolo della musica italiana degli anni Settanta. Il suo caratteristico riff di chitarra, affidato a Jay Graydon, si innesta su un ritmo disco trascinante, ma la canzone non è semplicemente un esercizio di dance music: melodia, arrangiamento e falsetto di Sorrenti costruiscono un suono elegante e internazionale. Il singolo rimase per mesi ai vertici delle classifiche e contribuì a trasformare Sorrenti in una figura popolare anche presso un pubblico che non aveva seguito la sua precedente fase artistica.
Il resto del disco sviluppa quella stessa contaminazione con notevole varietà. Donna Luna porta il sound verso il soul e il funk di matrice westcoastiana, con un groove raffinato e un importante intervento di sax; Passione recupera invece la tradizione napoletana, cantata nella lingua d'origine, mentre Casablanca introduce atmosfere bossa e samba. C'è spazio anche per le ballad, come C'è sempre musica nell'aria e Tu mi porti via, che riportano il disco verso una dimensione più melodica e sentimentale. A chiudere è Tu sei un'aquila e vai, dove disco e rock-funk si incontrano in un arrangiamento decisamente energico.
Fondamentale è il contributo dei musicisti coinvolti nel progetto. Oltre a Jay Graydon, che cura arrangiamenti e chitarra, partecipano David Foster alle tastiere e David Hungate al basso, musicisti destinati a diventare protagonisti della scena pop e fusion americana. Il risultato è un suono molto diverso da quello dei primi dischi di Sorrenti: meno legato alla sperimentazione e più costruito sulla precisione ritmica, sulla melodia e sull'impatto immediato.
Il successo di Figli delle stelle segna così una trasformazione definitiva dell'immagine di Sorrenti. La sua musica entra pienamente nel circuito pop e televisivo, mentre la title track diventa quasi una frase-simbolo dell'epoca, tanto da essere successivamente citata da Franco Battiato in Bandiera bianca (e da molti altri artisti nelle epoche successive). L'album testimonia anche il particolare momento della musica italiana del 1977, quando la disco music internazionale viene assorbita e reinterpretata attraverso la lingua e la sensibilità degli artisti italiani.

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