057 - The Trip - Caronte
Casa discografica: RCA Italiana
Anno: 1971
Produttore: The Trip
Regione: Lombardia / Regno Unito
The Trip hanno una storia di origine sorprendente, che vale la pena raccontare prima ancora di parlare del disco: nascono in Inghilterra nel 1966 su iniziativa dell'italiano Riki Maiocchi (ex voce dei Camaleonti), che si reca a Londra per cercare una band di supporto con cui rientrare in Italia. Il chitarrista originale del gruppo, che arriva nella penisola al seguito di Maiocchi, è nientemeno che un giovanissimo Ritchie Blackmore, futuro fondatore dei Deep Purple (e probabilmente l'inventore del riff di chitarra più famoso della storia, Smoke on the Water). È un dettaglio quasi incredibile che lega, per una manciata di mesi, la preistoria del progressive italiano all'hard rock britannico più influente. Dopo il ritorno in patria di Blackmore, la band si stabilizza in Italia inserendo il chitarrista Billy Gray (che ne eredita in parte lo stile muscolare) affiancato da due musicisti italiani, il tastierista Joe Vescovi e il batterista Pino Sinnone, e dal bassista e cantante inglese Arvid "Wegg" Andersen. È Vescovi, in particolare, ad assumere presto la guida artistica del gruppo, spingendolo verso sonorità sempre più ambiziose, ispirate a Vanilla Fudge, The Nice e Quatermass.
Dopo un discreto ma acerbo esordio omonimo nel 1970 (ancora fortemente intriso di blues-rock anni Sessanta), Caronte segna il salto di qualità decisivo: è oggi considerato tra i primi veri manifesti del rock progressivo italiano. Il titolo evoca il traghettatore delle anime della mitologia greca e dantesca, qui reinterpretato come metafora del conformismo, dell'ipocrisia e dell'omologazione sociale: un concept che dà unità tematica alla tensione dell'intero disco.
Musicalmente, il vinile abbraccia il progressive britannico più impetuoso attraverso arrangiamenti dominati dall'organo hammond di Vescovi, da improvvise accelerazioni hard rock e da contaminazioni classiche. Un dettaglio fondamentale del disco è il suo bilinguismo, sintomo perfetto della transizione dell'epoca: la vulcanica Caronte I, che apre la scaletta come una dichiarazione d'intenti contro il vecchio mondo del beat, è cantata in italiano, così come la conclusiva Caronte II. Al centro dell'album, invece, il gruppo mantiene la lingua inglese nella lunga e stratificata Two Brothers e in Little Janie. Il vertice emotivo del disco arriva con L'ultima ora e Ode a J. Hendrix, un lungo e mesto omaggio strumentale al chitarrista scomparso da pochi mesi (un omaggio alla recente morte di Hendrix è presente anche nel Concerto Grosso per i New Trolls)
Perché è fondamentale?
Perché, insieme a pochissimi altri dischi coevi, certifica la nascita del progressive italiano. I Trip dimostrano la capacità di assorbire e rielaborare l'hard-prog anglosassone con una freschezza sorprendente, testimoniando su vinile (attraverso l'uso ibrido di italiano e inglese) l'esatto momento di passaggio tra il beat d'importazione e la gloriosa epopea del pop sinfonico nazionale.
