056 - New Trolls - Concerto Grosso per i New Trolls

 

Casa discografica: Fonit-Cetra
Anno: 1971
Produttore: Sergio Bardotti
Regione: Liguria

Nella primavera del 1971, i New Trolls compiono il definitivo salto che li consacra nell'olimpo del rock progressivo europeo. Forti dell'intuizione pionieristica di Senza orario senza bandiera, la band genovese — composta da Vittorio De Scalzi (chitarra, tastiere, flauto e voce), Nico Di Palo (chitarra e voce), Giorgio D'Adamo (basso), Gianni Belleno (batteria) e dal nuovo innesto alle tastiere di Maurizio Salvi — unisce le forze con il compositore e direttore d'orchestra Luis Enriquez Bacalov. Il risultato è Concerto Grosso per i New Trolls, un'opera che realizza il sogno (fino ad allora vagheggiato e raramente riuscito) di fondere organicamente l'impatto del rock elettrico con il rigore formale della musica classica barocca.

L'album nasce come colonna sonora del film "La vittima designata" di Maurizio Lucidi, con Tomas Milian e Pierre Clémenti, ambientato tra Milano e Venezia: fu proprio a Bacalov che venne affidato l'incarico di scrivere le musiche, e l'idea di una colonna sonora ispirata al Vivaldi barocco, affidata però a strumentazione rock in dialogo con l'orchestra, si trasformò rapidamente in un progetto discografico autonomo. Le registrazioni, effettuate tra il 23 e il 27 marzo 1971 tra gli Ortophonic Studio di Roma e gli studi Fonit Cetra di Milano, danno vita a una partitura complessa e rigorosa in cui i due mondi si sfidano, dialogano, si scontrano e infine si fondono.

Il lato A ospita il Concerto Grosso vero e proprio, articolato in tre movimenti — Allegro, Adagio e Cadenza-Andante con moto — a cui si aggiunge un quarto brano, Shadows, un omaggio esplicito a Jimi Hendrix, scomparso pochi mesi prima, il cui testo (firmato dallo stesso Bardotti) riprende un celebre verso dell'Amleto di Shakespeare ("to die, to sleep, maybe to dream"). L'intero lato B, invece, è occupato da un unico, sterminato brano di oltre venti minuti, Nella sala vuota (testo di Giorgio D'Adamo e Vittorio De Scalzi, musica di Bacalov): un'improvvisazione collettiva registrata dal vivo in studio, dove i musicisti abbandonano i vincoli della partitura classica per dare vita a una catarsi sonora non ripetibile, dominata dalla chitarra lacerante di Nico Di Palo e dal drumming muscolare di Gianni Belleno.

Perché è fondamentale?
Perché rappresenta il manifesto del progressive sinfonico italiano, un unicum che ha fatto scuola anche a livello internazionale (ispirando band come Osanna e Il Rovescio della Medaglia), dimostrando che il rock poteva dialogare alla pari con la grande tradizione accademica senza perdere la sua carica eversiva. È il disco che ha definitivamente sdoganato il genere oltre i confini nazionali, diventando il simbolo di un'epoca irripetibile di ibridazione culturale.