042 - New Trolls - Senza orario senza bandiera
Casa discografica: Fonit-Cetra
Anno: 1968 (23 ottobre)
Produttori: Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi
Regione: Liguria
Pubblicato il 23 ottobre 1968 per la Fonit-Cetra, Senza orario senza bandiera dei New Trolls è l'album d'esordio della band e considerato dalla critica un vero monumento della musica italiana. Il gruppo genovese — Vittorio De Scalzi (chitarra, tastiere e voce), Nico Di Palo (chitarra e voce, uno dei primissimi "guitar hero" italiani di ispirazione hendrixiana), Mauro Chiarugi (tastiere), Giorgio D'Adamo (basso) e Gianni Belleno (batteria) — arrivava da un curriculum già niente male: si erano fatti le ossa aprendo i concerti dei Rolling Stones nel loro tour italiano del 1967, e proprio quell'anno avevano pubblicato il loro primo 45 giri, Sensazioni. Con questo disco, la band compie un'operazione culturale e musicale senza precedenti, legando il proprio destino a quello del poeta e paroliere Riccardo Mannerini e di un già celebre Fabrizio De André, che qui partecipa attivamente come co-autore, mentore e produttore del progetto.
L'album è concepito fin dalle fondamenta come un concept album unitario, una sorta di "opera rock" che ruota attorno al tema del viaggio, della solitudine metropolitana e dell'alienazione dell'uomo moderno — con un episodio particolarmente notevole, Ti ricordi, Joe?, un dialogo antimilitarista tra due veterani dei Marines. Il sound è un'anomalia per l'Italia del 1968: le chitarre aspre e taglienti si scontrano e si fondono con brevi interludi strumentali scritti dallo stesso Reverberi per legare i brani fra loro.
Il disco si apre con Ho veduto, che fotografa il viaggio come percorso mentale più che geografico, con chitarre a metà tra rhythm and blues e folk-rock (echi di Pretty Things, Traffic, Who). Da qui si dipana una galleria di personaggi sospesi tra desiderio e realtà: William che sogna di comprarsi una strada (la sognante Vorrei comprare una strada, armonie alla Moody Blues), l'emigrato irlandese di Signore, io sono Irish, e Susy Forrester, ritratto in polifonie vocali che rimandano ai menestrelli della West Coast — stessa cifra che torna in Padre O'Brien.
Il lato B alza il tiro: Duemila e Al bar dell'angolo si aprono a volute psichedeliche, tra Beatles e Vanilla Fudge. Ti ricordi, Joe? cambia registro con un dialogo tra due veterani dei Marines, nello spirito della protest song americana; Tom Flaherty si fa più cupo e notturno, quasi Velvet Underground; chiude Andrò ancora, che richiude il cerchio orchestrale. A legare tutto, i brevi interludi strumentali di Reverberi, che rendono il disco un viaggio in dieci tappe senza soluzione di continuità.
