035 - Rosa Balistreri - Un matrimonio infelice
Casa discografica: Tauro Record
Anno: 1967
Produttore: non indicato
Regione: Sicilia
Pubblicato nel 1967 dalla Tauro Record — la stessa etichetta del suo esordio "La voce della Sicilia", uscito nello stesso anno — Un matrimonio infelice è il secondo album di Rosa Balistreri, la voce tragica della Sicilia. Il suo percorso artistico era nato solo l'anno prima, a Firenze, dove Rosa viveva ormai da tempo: fu lì, nell'ambiente di pittori, poeti e intellettuali frequentato grazie al compagno Manfredi Lombardi, che conobbe Mario De Micheli, Ignazio Buttitta e Dario Fo — quest'ultimo la scritturò per lo spettacolo Ci ragiono e canto (1966), il vero trampolino che la portò sui palcoscenici nazionali.
Il disco è, a differenza del più antologico esordio, un'opera coesa e strettamente personale: la title track non è un affresco generico sulle spose "vendute" dalla morale patriarcale, ma il racconto — alla maniera del cantastorie, "canta e cunta" — di una tragedia di famiglia. È infatti dedicata alla sorella Maria, uccisa a coltellate dal marito violento e dedito al gioco, davanti agli occhi della figlia; il padre di Rosa, per il dolore, si impiccò. Un lutto privato e atroce che Rosa trasforma in materia musicale, trovando nel canto una forma di ribellione contro l'ingiustizia patita.
La voce di Rosa non ha nulla a che spartire con i canoni della musica leggera del tempo: è una voce scagliata, roca, intrisa di fatica, carcere, violenza domestica e miseria — non a caso, la stessa Rosa aveva sperimentato di persona il carcere, sei mesi scontati per aver aggredito il primo marito dopo aver scoperto che questi aveva perso al gioco il corredo della figlia. L'accompagnamento musicale è ridotto all'osso, spesso solo una chitarra popolare a scandire il ritmo, a testimonianza di un'urgenza espressiva che rifiuta qualsiasi edulcorazione borghese.
Perché è fondamentale?
Perché strappa dall'oblio la voce autentica, arcaica e sovversiva del sottoproletariato meridionale, trasformando per la prima volta un lutto privato e famigliare in un atto di denuncia pubblica. Rosa Balistreri consegna alla discografia italiana un capolavoro di resistenza civile e di antropologia culturale, dimostrando che il canto popolare può essere uno strumento di lotta politica e di emancipazione femminile senza pari.
