016 - Gino Paoli - Basta chiudere gli occhi

 

Casa discografica: RCA Italiana
Anno: 1964
Produttore: Direzione artistica RCA (Ennio Melis / Ennio Morricone)
Regione: Liguria

Basta chiudere gli occhi è il terzo album di Gino Paoli (qui la scheda del suo debutto Gino Paoli) e segna il suo approdo alla RCA Italiana dopo la fondamentale stagione con la Ricordi. Pubblicato nel 1964, il disco raccoglie il materiale inciso tra il 1963 e i primi mesi del '64, alternando singoli già diventati di dominio pubblico a brani inediti; le note di copertina sono firmate dal giornalista e conduttore Sandro Ciotti. È un album dalla doppia anima, sospeso tra il solare edonismo del boom economico e un'inquietudine profonda, quasi crepuscolare.

Da un lato c'è il gigante: Sapore di sale, pubblicata nell'estate del 1963, non è soltanto il simbolo della stagione balneare italiana, ma un capolavoro assoluto di architettura pop. Nacque a Capo d'Orlando, in Sicilia, in una casa isolata vicino a una spiaggia deserta dove Paoli si era fermato per alcuni concerti; circolò a lungo la voce — sempre negata dall'autore — che fosse ispirata alla sua relazione clandestina con la giovanissima Stefania Sandrelli, dalla quale proprio in quel 1964 nascerà la figlia Amanda. L'arrangiamento orchestrale curato da Ennio Morricone — impreziosito dal graffiante assolo di sax tenore del jazzista argentino Gato Barbieri — trasforma un'intuizione intima e pigra in un'icona della memoria collettiva. Attorno a questo perno ruotano altre gemme d'amore e quotidianità come Che cosa c'è, La nostra casa (l'unico brano diretto da Luis Bacalov) e la title track.

Dall'altro lato, però, l'album registra la frattura interiore dell'autore. Ascoltato per intero, il disco rivela la cifra di un Paoli ferito, reduce dal tentato suicidio dell'11 luglio 1963: travolto da una crisi personale nel pieno del successo e diviso tra la moglie Anna Fabbri e la relazione con Sandrelli, si sparò un colpo al cuore con una pistola Derringer nella sua casa di Genova, sopravvivendo per un soffio e portando per il resto della vita il proiettile troppo vicino al cuore per essere rimosso. È un dato biografico che aiuta a leggere il tono di brani come A Milano non crescono fiori, Nel corso (scritta insieme, curiosamente, alla regista Lina Wertmüller), Domani e la celebre Ieri ho incontrato mia madre (portata al Festival di Sanremo 1964 insieme ad Antonio Prieto), che spostano il baricentro verso la memoria, il rimpianto, il peso della solitudine urbana e il rapporto con le proprie radici.

I dodici brani beneficeranno della geniale regia musicale di Morricone, capace di avvolgere il canto svogliato, sussurrato e spiazzante di Paoli in trame orchestrali cinematiche e modernissime. L'album scala le classifiche fino al quarto posto e vi rimane per oltre ventuno settimane, consacrando la canzone d'autore non più come fenomeno d'élite, ma come colonna sonora d'autore della società italiana.

Perché è fondamentale?
Perché è il disco che consacra definitivamente Gino Paoli come gigante della canzone italiana, capace di fondere il pop di larghissimo consumo con la poesia intimista. Mette in mostra l'incontro miracoloso tra la penna del cantautore ligure e il genio orchestrale di Ennio Morricone.