007 - Gino Paoli - Gino Paoli

Casa discografica: Dischi Ricordi
Anno: 1961
Produttore: non indicato
Regione: Liguria

Quando esce, nell'ottobre del 1961, Gino Paoli non è soltanto il primo album di un giovane cantautore genovese: è uno dei dischi che aiutano a cambiare il modo stesso di intendere la canzone italiana. Paoli ha già firmato capolavori come Il cielo in una stanza per Mina e Senza fine per Ornella Vanoni, ma qui decide di mettersi completamente in gioco in prima persona. Il risultato è un LP costruito cucendo insieme il repertorio già pubblicato sui 45 giri e una serie di brani di nuovissima concezione.

La scelta più spiazzante è nella prima facciata. Paoli canta accompagnato soltanto dal pianoforte e dall'organo, senza grande orchestra e senza coro. Ci sono Gli innamorati sono sempre soli, Me in tutto il mondo, Un vecchio bambino, Senza fine, Volevo averti per me, Lacrime e Un jour tu verras. È una dimensione quasi domestica, di una nudità disarmante rispetto agli standard patinati della musica leggera dell'epoca. Sul retro arrivano invece i pezzi che il pubblico aveva già imparato ad amare: La gatta, Sassi, Il cielo in una stanza, Un uomo vivo e Grazie.

In questo specchio bifronte c'è già tutto il primo Paoli: il riscontro popolare da una parte e l'urgenza di raccontare un universo interiore dall'altra. La gatta porta nella canzone una piccola, dolcissima cronaca di miseria quotidiana; Il cielo in una stanza spalanca le pareti di una stanza da letto facendola diventare un paesaggio infinito. Mentre la scuola genovese prende forma attorno a lui, a Tenco, a Lauzi e a De André, Paoli demolisce la figura del cantante-interprete d'antan: lui scrive ciò che vive, e canta esattamente come parla.

È ancora il disco degli esordi, eppure dentro ci sono già le fondamenta della moderna canzone d'autore italiana. Soprattutto, sposta l'asse sulla persona: l'uomo prima dell'artista, con le sue fragilità, i suoi silenzi e le sue piccole storie di tutti i giorni.

Perché è fondamentale? 
Perché porta in primo piano la figura dell'autore-interprete e trasforma la canzone italiana in uno spazio intimo, vulnerabile e profondamente narrativo, spalancando le porte alla grande stagione del cantautorato.