214 - Righeira - Righeira
Casa discografica: CGD
Anno: 1983
Produttori: La Bionda
Regione: Piemonte
Pubblicato il 28 settembre 1983, Righeira è il primo album del duo torinese formato da Stefano Righi, alias Johnson, e Stefano Rota, alias Michael. Arriva dopo il successo internazionale di Vamos a la playa e No tengo dinero, due singoli che sembrano incarnare alla perfezione la spensieratezza dell’estate italiana, ma nascondono un immaginario più ambiguo di quanto suggeriscano le melodie immediate. La produzione di La Bionda, protagonisti della disco italiana, e il contributo del musicista tedesco Hermann Weindorf danno forma a un pop elettronico essenziale e artificiale, costruito su sintetizzatori, ritmi regolari e melodie memorabili. Registrato in gran parte a Monaco di Baviera, il disco si inserisce nella stagione dell’italo disco e del synth-pop europeo, ma si distingue per il modo in cui trasforma il duo stesso in un progetto estetico: nomi d’arte, abiti eleganti, pose impassibili e un’immagine vagamente fantascientifica, sospesa tra ironia e futurismo. I Righeira non cercano di apparire autentici nel senso tradizionale del termine: mettono in scena un’identità artificiale, consapevolmente costruita, che diventa parte integrante della loro musica.
Vamos a la playa è il brano più emblematico di questa ambivalenza. Il ritmo da tormentone balneare e il ritornello in spagnolo suggeriscono una fuga spensierata verso il mare, mentre il testo evoca un mondo segnato dall’esplosione nucleare e dalle sue conseguenze. La catastrofe diventa quasi un fondale da cartolina: una scelta ironica e straniante, che rovescia il significato convenzionale della canzone estiva. Anche No tengo dinero gioca sul contrasto tra una melodia irresistibile e il tema della mancanza di denaro, trasformando la precarietà in un motivo da ballare. Ma l’album non si esaurisce nei due successi. Tanzen mit Righeira insiste sulla dimensione danzante e internazionale del progetto; Luciano Serra pilota recupera il nome di un personaggio del cinema italiano per inserirlo in un paesaggio sonoro meccanico e futurista. Disco volante, Jazz Musik e Kon-Tiki ampliano il repertorio di suggestioni, tra elettronica, immaginario tecnologico e gusto per l’assurdo. In queste canzoni, il pop si trasforma in un gioco di riferimenti e travestimenti: sotto la superficie colorata si intravede un mondo straniante, quasi una versione artificiale e disorientata della modernità.
Il merito del disco sta anche nel suo suono, più particolare di quanto la fama dei singoli possa far pensare. Le basi elettroniche non sono soltanto un supporto per i ritornelli: definiscono un ambiente freddo, regolare e volutamente artificiale, in cui le voci sembrano appartenere a personaggi più che a interpreti tradizionali. La distanza emotiva dei due cantanti, i testi giocosi e l’uso dello spagnolo contribuiscono a creare un’identità che si sottrae alle coordinate più consuete della canzone italiana. L’operazione è in sintonia con la cultura pop dei primi anni Ottanta, affascinata dalla tecnologia, dalle immagini pubblicitarie e dalla possibilità di reinventare la persona attraverso la moda e i media. Eppure, dietro la leggerezza, affiorano temi come la paura atomica, il denaro e il rapporto con una modernità che promette divertimento senza necessariamente offrire sicurezza. La forza dei Righeira è proprio questa: trasformare elementi potenzialmente inquietanti in canzoni immediate, senza sciogliere del tutto la contraddizione tra superficie festosa e contenuto dissonante.
Riascoltato oggi, Righeira è più di un contenitore di hit estive: è una fotografia sonora di un’Italia attratta dall’elettronica, dalla cultura internazionale e da nuove forme di spettacolo pop. Il successo di Vamos a la playa ha spesso messo in ombra il resto dell’album, ma proprio l’ascolto integrale permette di cogliere la coerenza dell’idea: canzoni costruite con precisione, ironia e un’estetica volutamente disumana, in equilibrio tra orecchiabilità e straniamento. Il duo non abbandona mai il gioco, ma lo usa per raccontare il proprio tempo con una leggerezza solo apparente. È una delle ragioni per cui il loro immaginario continua a essere associato, ben oltre la nostalgia, alla stagione più inventiva del pop italiano degli anni Ottanta.
Perché è fondamentale?
Perché ha trasformato l’italo disco in un universo pop riconoscibile e straniante, usando ritornelli irresistibili, sintetizzatori e ironia per raccontare le contraddizioni dell’estate e della modernità degli anni Ottanta.
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