211 - Enrico Ruggeri - Polvere

 


Casa discografica: CGD
Anno: 1983
Produttore: Silvio Crippa
Regione: Lombardia

Dopo l’esperienza con i Decibel e le difficoltà legali che avevano ostacolato la sua carriera, Enrico Ruggeri torna nel 1983 con Polvere, un disco che segna l’inizio di una nuova fase artistica. Il percorso solista, già avviato con Champagne Molotov, si sviluppa qui in una direzione più articolata: la matrice punk e new wave non scompare, ma si combina con una scrittura cantautorale più matura e con arrangiamenti curati, in cui chitarre ed elettronica dialogano senza che una prevalga nettamente sull’altra. La collaborazione con Luigi Schiavone, destinato a diventare il suo principale compagno musicale per molti anni, acquista un ruolo sempre più importante. Il risultato è un album che conserva l’irrequietezza degli esordi, ma amplia il linguaggio di Ruggeri, avvicinandolo a una forma personale di rock d’autore.

L’apertura affidata a Va tutto bene introduce subito il carattere spigoloso del disco, mentre Fuoco sui giocattoli mette in evidenza il lato più nervoso e new wave. Polaroide arricchisce il quadro sonoro con l’intervento dei fiati; Gerarchie esplora invece un paesaggio urbano freddo e meccanico, sostenuto dall’elettronica. Al centro si impone la title track, costruita attorno a una linea di basso incisiva e a una melodia ipnotica: una canzone in cui la capacità di Ruggeri di fondere immediatezza e inquietudine trova una delle sue espressioni più riuscite. Anche Salviamo Milano, breve e provocatoria, testimonia la sua inclinazione a usare la canzone come spazio di osservazione e di attrito con il proprio tempo.

I testi alternano tensioni sentimentali, insofferenza e immagini metropolitane, mantenendo quell’ambiguità che caratterizza molta della scrittura ruggeriana: dietro melodie accessibili si nascondono spesso rapporti conflittuali, distacco emotivo e personaggi tutt’altro che rassicuranti. Non tutto il disco procede nella stessa direzione, e proprio la varietà delle soluzioni rende Polvere interessante: accanto ai brani più vicini alla new wave trovano spazio canzoni che anticipano il profilo del cantautore rock degli anni successivi. L’album è anche un passaggio significativo nella sua attività di autore per altri interpreti: il rapporto con Ivano Fossati contribuisce a far arrivare a Loredana Bertè Il mare d’inverno, destinata a diventare una delle canzoni più note scritte da Ruggeri.

Polvere non rappresenta una rottura con il passato, ma una trasformazione: Ruggeri porta con sé l’attitudine anticonvenzionale dei Decibel e la mette al servizio di una scrittura più ampia, nella quale convivono rock, tastiere, ironia e sensibilità melodica. È un disco di transizione soltanto in apparenza, perché definisce già molti degli elementi che renderanno riconoscibile la sua carriera solista.

Perché è fondamentale?
Perché trasforma l’urgenza punk e new wave degli esordi in un rock d’autore più maturo, consegnando alla musica italiana una title track memorabile per il suo basso ipnotico, la melodia e la riflessione esistenziale. 


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