200 - Garbo - A Berlino…va bene

 


Casa discografica:
EMI
Anno: 1981
Produttore: Augusto Hide
Regione: Lombardia

Pubblicato il 21 settembre 1981, A Berlino… va bene è l’esordio di Renato Abate, in arte Garbo, e uno dei dischi che contribuiscono a portare la new wave nel panorama musicale italiano. In un periodo in cui la canzone d’autore tradizionale mostra i primi segni di stanchezza e il punk ha già scosso le convenzioni del rock, Garbo guarda all’Europa e soprattutto alla stagione berlinese di David Bowie, alle atmosfere decadenti, al glam e alle nuove possibilità offerte dall’elettronica. Il risultato è distante sia dal cantautorato più classico sia dal progressive: una musica fredda e urbana, attraversata da inquietudine e malinconia, che cerca un linguaggio adatto a una generazione in cerca di nuovi riferimenti.

Il disco si muove tra tastiere, chitarre e ritmi moderni, con una sensibilità che anticipa sviluppi importanti del pop elettronico italiano degli anni Ottanta. La voce profonda e volutamente distaccata di Garbo contribuisce a creare un’identità riconoscibile, più evocativa che narrativa. Anche la lingua diventa parte della ricerca: l’italiano convive con l’inglese, il francese e il tedesco, non sempre senza ingenuità, ma con il desiderio evidente di superare i confini culturali della canzone nazionale. In questo immaginario, Berlino non è soltanto una città: è il simbolo di un’Europa divisa, inquieta e creativa, un luogo mentale in cui si incontrano modernità, alienazione e fascino decadente.

La canzone che dà il titolo all’album è il manifesto di questa poetica: un brano obliquo e magnetico, costruito su un’atmosfera più che su una narrazione lineare, che trova nella città tedesca il centro di un immaginario nuovo per il pop italiano. C’est la vie accentua le sfumature cosmopolite, mentre On the Radio e Mekong mostrano il lato più malinconico e sperimentale del disco. La rilettura di Lili Marlene, legata alla memoria della guerra e della cultura europea, rivela invece il gusto per le immagini del passato rielaborate attraverso un’estetica contemporanea. Non tutto è ancora pienamente risolto: alcuni passaggi risentono dell’inesperienza dell’esordio, ma le intuizioni sonore e l’originalità dell’insieme superano i limiti di una scrittura ancora in formazione.

L’album esce lo stesso giorno di La voce del padrone di Franco Battiato, ma segue una strada diversa: dove Battiato conquista il grande pubblico attraverso il gioco intellettuale e la melodia, Garbo propone un pop più obliquo, internazionale e legato alle atmosfere della new wave europea. Il singolo A Berlino… va bene e il suo videoclip, girato nella capitale tedesca ancora divisa tra Est e Ovest, aiutano a portare questa sensibilità fuori dai circuiti più ristretti. Garbo diventa così uno dei volti della nuova scena italiana, senza abbandonare la propria inclinazione alternativa. Il successivo Scortati (1982) perfezionerà le intuizioni del debutto, ma è qui che prende forma la sua identità artistica.

Perché è fondamentale?
Perché introduce nel pop italiano un immaginario europeo, elettronico e decadente, aprendo una strada originale alla new wave cantata in italiano.

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