195 - M.B. - Symphony for a Genocide
Casa discografica: Sterile Records
Anno: 1981
Produttore: Maurizio Bianchi
Regione: Lombardia
Pubblicato nel 1981, Symphony for a Genocide è uno dei lavori più estremi e importanti di Maurizio Bianchi, compositore di origini mantovane che, sotto la sigla M.B., diventa una figura fondamentale della scena industrial internazionale. Dopo le prime registrazioni realizzate alla fine degli anni Settanta con lo pseudonimo Sacher-Pelz, questo album porta la sua ricerca verso una forma di musica radicale, in cui il suono perde quasi completamente le caratteristiche tradizionali di melodia, armonia e ritmo.
Registrato nel suo Mectpyo Studio, a Milano, il disco si costruisce attraverso nastri manipolati, distorsioni, rumori elettronici e pulsazioni meccaniche. Non c'è una vera progressione narrativa né una struttura musicale convenzionale: le sette tracce originali formano un paesaggio sonoro freddo e opprimente, nel quale i rumori sembrano emergere da un ambiente industriale disumanizzato. L'ascolto è volutamente difficile, perché Bianchi non cerca di intrattenere né di offrire una via di fuga attraverso la musica. La ripetizione e la deformazione dei suoni diventano strumenti per mettere in crisi le aspettative di chi ascolta.
La dimensione storica è dichiarata fin dai titoli, che riprendono i nomi di campi di sterminio nazisti: Treblinka, Auschwitz, Maidanek, Belzec, Chelmno e Sobibor. Non si tratta di una semplice scelta provocatoria, ma del riferimento a una delle manifestazioni più atroci della disumanizzazione moderna. Anche la copertina, che mostra l'orchestra dei prigionieri di Auschwitz costretti a suonare nel campo, lega il progetto alla memoria della Shoah. La frase riportata sul retro — «The moral of this work: the past punishment is the inevitable blindness of the present» ovvero «La morale di quest'opera: la punizione passata è l'inevitabile cecità del presente» — invita a leggere il passato come una ferita che continua a interrogare il presente.
In questo contesto, il rumore non è soltanto una scelta estetica: l'assenza di melodie riconoscibili e la sensazione di un meccanismo impersonale e inesorabile evocano un mondo nel quale l'individuo viene annullato. Il nucleo della ricerca di Bianchi è quindi nella disintegrazione del suono e nella perdita di ogni prospettiva comunicativa, distante tanto dall'approccio più apertamente insurrezionale dei Throbbing Gristle quanto dalle provocazioni di altri protagonisti dell'industrial britannico.
L'influenza di Symphony for a Genocide si estende ben oltre l'underground italiano: il disco contribuisce a definire il linguaggio industrial e noise degli anni Ottanta e diventa un riferimento per generazioni successive di sperimentatori. La sua importanza non dipende dalla facilità d'ascolto, ma dalla coerenza con cui porta alle estreme conseguenze l'idea che anche la negazione della musica tradizionale possa diventare una forma di espressione artistica e di riflessione storica.
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