184 - Decibel - Vivo da re

 


Casa discografica
: Spaghetti Records
Anno: 1980
Produttore: Shel Shapiro
Regione: Lombardia

Vivo da re è il secondo album dei Decibel e rappresenta il momento in cui il gruppo milanese abbandona in parte l’irruenza punk dell’esordio per costruire un suono più vicino alla new wave, al synth-pop e a un certo gusto decadente di matrice anglosassone. Il disco arriva nel 1980, dopo la partecipazione al Festival di Sanremo con “Contessa”, brano che porta improvvisamente i Decibel davanti a un pubblico molto più vasto. È una svolta importante anche per Enrico Ruggeri, perché proprio in questo album cominciano a emergere con maggiore chiarezza alcune delle caratteristiche che svilupperà nella successiva carriera solista.

Rispetto a Punk, il linguaggio diventa meno aggressivo e più costruito, senza perdere però il senso di disagio e di estraneità. La produzione di Shel Shapiro (nei The Rokes fino al 1970 e poi cofondatore della Spaghetti Records dal 1977) accompagna il gruppo verso un suono più ordinato e dominato dalle tastiere, mentre l'immaginario guarda a Sparks, David Bowie, Kraftwerk e alla nuova onda britannica. L'estetica stessa cambia: camicia e cravatta, occhiali bianchi, un'immagine volutamente distante dal punk tradizionale. Ma dietro la trasformazione formale rimangono l'ironia, il cinismo e quella vena di inquietudine che caratterizza la scrittura di Ruggeri.

Le canzoni raccontano soprattutto relazioni difficili, solitudine, adolescenza e un senso di disagio quasi permanente. Il mio show apre il disco con una storia di abbandono, Supermarket trasforma la ricerca sentimentale in una situazione straniante, mentre Pernod e Sepolto vivo spingono più avanti il lato nero e grottesco della scrittura. Vivo da re, con il suo andamento maestoso, è quasi una dichiarazione d'intenti: dietro la figura del rocker desiderato e apparentemente libero affiora già la solitudine di chi vive di dischi e tournée. A disagio, Teenager e Peggio per te continuano questo ritratto generazionale fatto di insofferenza, rapporti sentimentali complicati e ironia amara.

Contessa rimane il brano simbolo dell'album, anche se musicalmente non ne esaurisce la ricchezza. Composta da Fulvio Muzio, porta a Sanremo un'attitudine insolita per quel contesto: l'incedere quasi cabarettistico, il tono sarcastico e un arrangiamento che guarda alla new wave e agli Sparks. Il quarto posto è inatteso e segna l'ingresso dei Decibel nel circuito della musica popolare italiana, proprio mentre il gruppo sta cercando di ridefinire la propria identità. Nel disco trova posto anche Ho in mente te, rilettura del brano già portato al successo dall'Equipe 84, mentre Decibel chiude l'album con un tono quasi da inno.

La formazione comprende Enrico Ruggeri, Silvio Capeccia, Fulvio Muzio e Mino Riboni, mentre alla batteria in studio suona Walter Calloni; Shel Shapiro interviene anche al pianoforte in alcuni brani. È una formazione ancora legata alla dimensione della band, ma il disco mostra già una maggiore attenzione alla costruzione degli arrangiamenti e alle tastiere, che diventano uno degli elementi distintivi del nuovo corso. Vivo da re ottiene un buon riscontro e anche la critica comincia a riconoscerne la particolarità, pur aprendo contemporaneamente una frattura interna fra le diverse personalità del gruppo.

Vivo da re è quindi un disco di passaggio, ma non semplicemente un episodio intermedio: è il punto in cui i Decibel trasformano l'attitudine punk degli esordi in qualcosa di più personale, elegante e ambiguo. La sua importanza sta soprattutto nell'aver portato nel pop italiano del 1980 una sensibilità new wave ancora poco comune, preparando allo stesso tempo la strada alla futura scrittura di Enrico Ruggeri.

Perché è fondamentale?
Perché Vivo da re è uno dei primi dischi italiani a trasformare l'attitudine punk in una forma personale di new wave e synth-pop, e perché contiene già in embrione il Ruggeri autore che emergerà negli anni successivi.

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