183 - Pino Daniele - Nero a metà
Casa discografica: EMI
Anno: 1980
Produttori: Pino Daniele e Marcello Todaro (con la collaborazione di Gigi De Rienzo e Rosario Jermano
Regione: Campania
Nero a metà, pubblicato nel marzo 1980, è il terzo album di Pino Daniele e quello della definitiva maturazione artistica. Dopo Terra mia e Pino Daniele, il cantautore napoletano porta a compimento una ricerca già avviata negli anni precedenti: mettere in comunicazione la tradizione musicale partenopea con il blues, il funk, il jazz e le sonorità latine, senza trasformare Napoli in un semplice elemento folkloristico. Il disco nasce così nel cuore del clima del Neapolitan Power, ma trova una voce personale, capace di parlare contemporaneamente della città e di aprirsi al mondo.
Il titolo e la dedica a Mario Musella, cantante e bassista degli Showmen scomparso poco prima dell’uscita del disco, definiscono uno dei nuclei dell'album: l'incontro fra identità diverse, fra Napoli e America, fra tradizione e musica nera. Daniele fa del dialetto uno strumento musicale oltre che linguistico, mescolandolo all’italiano e all’inglese e costruendo una lingua immediatamente riconoscibile. In questo senso Nero a metà racconta Napoli senza idealizzarla: nelle canzoni convivono orgoglio, rabbia, malinconia, ironia e desiderio di riscatto.
La musica è il vero punto di fusione. I say i’ sto ccà apre il disco con un blues contaminato dal funk e da un testo anglo-napoletano; Musica musica trasforma la musica stessa in una forma di resistenza; Quanno chiove porta invece il lato più malinconico e lirico, con il sax di James Senese a dialogare con la chitarra di Daniele. Voglio di più e soprattutto Appocundria approfondiscono il tema dell’inquietudine e dell’insoddisfazione, mentre A me me piace ’o blues dichiara apertamente la radice nera della sua musica, costruendo un ponte fra Napoli e il blues americano.
A rendere possibile questa sintesi è una formazione straordinaria della scena napoletana: Gigi De Rienzo e Aldo Mercurio al basso, Ernesto Vitolo alle tastiere, Agostino Marangolo e Massimo Spina alla batteria, Rosario Jermano e Tony Cercola alle percussioni, Karl Potter alle congas, Bruno De Filippi all’armonica, Enzo Avitabile ai cori e soprattutto James Senese al sax tenore. Daniele suona chitarre acustiche ed elettriche e firma gli arrangiamenti dell’album, mentre la registrazione e il mixaggio vengono realizzati da Allan Goldberg allo Stone Castle Studio di Carimate.
Il risultato è un disco nel quale la canzone napoletana cambia pelle senza perdere le proprie radici. E so’ cuntento ’e stà’ porta la dimensione amorosa dentro un linguaggio morbido e contaminato; Nun me scoccià mostra invece il lato ironico e aggressivo di Daniele; Alleria trasforma la malinconia in una ballata jazzata, mentre A testa in giù sembra riassumere il senso dell’intero progetto: vivere dentro una condizione di identità doppia, senza scegliere necessariamente fra Napoli e il mondo. La conclusione di Sotto ’o sole, sospesa fra jazz, bossanova e ritmi sudamericani, ribadisce questa apertura.
Nero a metà diventa così uno dei dischi fondamentali della musica italiana di fine anni Settanta e inizio Ottanta: non perché abbandoni la tradizione napoletana, ma perché la libera dai confini locali e la mette in dialogo con il linguaggio internazionale del blues e del jazz. Il dialetto diventa moderno, il blues diventa napoletano e Napoli diventa il punto di partenza per una musica che guarda molto più lontano.

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