182 - Stormy Six - Macchina maccheronica

 


Casa discografica: L’Orchestra
Anno: 1980
Produttori: Stormy Six
Regione: Lombardia

Macchina maccheronica è il settimo album degli Stormy Six e rappresenta il punto di arrivo della trasformazione iniziata con Cliché e L’apprendista. Pubblicato nel 1980 dalla Cooperativa L’Orchestra, arriva dopo l’ingresso del gruppo nel movimento internazionale Rock In Opposition, al quale gli Stormy Six aderiscono nel 1978 su invito degli Henry Cow. È qui che la loro ricerca si allontana definitivamente dalla canzone politica tradizionale per confrontarsi apertamente con l’avanguardia, la musica contemporanea e il free jazz.

I testi politici espliciti sono ormai quasi scomparsi. Umberto Fiori introduce invece una scrittura più enigmatica, simbolica e surreale, nella quale la parola non deve più necessariamente trasmettere un messaggio immediato. Anche quando la politica riaffiora, come in Pianeta o Banca, è la costruzione musicale a prevalere. È una scelta coerente con il nuovo percorso del gruppo: la musica non accompagna più semplicemente un contenuto, ma diventa essa stessa il luogo della ricerca e della critica.

Il disco è infatti un laboratorio di forme e linguaggi. La title track gioca con ritmi circensi e frammenti popolari; Le lucciole porta la scrittura verso una complessità quasi cameristica; Megafono accumula rumorismi e improvvisazioni; Rumba sugli alberi e Verbale alternano ironia, ritmi irregolari e improvvise aperture strumentali. I brevi intermezzi di Madonina, costruiti sulla deformazione di una melodia popolare milanese, contribuiscono a creare quell’effetto straniante che è uno dei tratti più caratteristici dell’album.

La formazione è particolarmente ricca: accanto a Umberto Fiori, Franco Fabbri, Carlo De Martini, Tommaso Leddi, Renato Rivolta, Pino Martini, Salvatore Garau e Leonardo Schiavone compare Georgie Born, violoncellista degli Henry Cow. Violino, violoncello, clarinetto, sassofoni, mandolino, chitarre e sezione ritmica convivono con improvvisazioni e soluzioni vicine alla musica contemporanea. Il risultato non è semplicemente progressive: gli Stormy Six arrivano a una musica da camera deformata dall’ironia, dal folk, dal jazz radicale e dall’avanguardia, con tempi dispari e strutture volutamente imprevedibili.

Macchina maccheronica è anche il disco con cui questa ricerca ottiene il maggiore riconoscimento internazionale. In Germania viene premiato dalla critica discografica come miglior album rock del 1980, davanti anche a Zenyatta Mondatta dei Police. In Italia rimane invece un oggetto per pochi intenditori: composizioni lunghe, strutture complesse e un linguaggio lontano tanto dal pop quanto dalla canzone politica rendono difficile inserirlo nei normali circuiti della musica di massa. È proprio questa radicalità a farne uno dei vertici della stagione italiana del progressive più sperimentale.

Perché è fondamentale?
Perché porta gli Stormy Six dalla canzone politica e dal progressive verso il Rock In Opposition, dimostrando che la ricerca musicale può diventare essa stessa una forma di opposizione alle convenzioni dell’industria e del rock. Macchina maccheronica è il momento in cui il gruppo smette definitivamente di chiedersi come rendere politica la canzone e comincia a chiedersi quanto può spingersi oltre la canzone stessa.

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