175 - Donatella Rettore - Brivido Divino
Casa discografica: Ariston
Anno: 1979
Produttore: Roberto Dané
Regione: Veneto
Terzo album di Donatella Rettore, Brivido divino è il disco della trasformazione definitiva. Fino a quel momento Rettore si era presentata come una cantautrice seria, legata al folk-rock e alla tradizione della canzone d’autore, arrivando anche a Sanremo nel 1977 con Carmela. Il passaggio alla Ariston e l’incontro artistico sempre più stretto con Claudio Rego cambiano però radicalmente la direzione: nel 1978 nasce il personaggio della “Rettore”, più aggressivo, spettacolare, provocatorio e vicino alle nuove sensibilità del rock, della disco e del punk. Nel 1979 Brivido divino porta questa metamorfosi al successo nazionale.
Il disco non è soltanto una raccolta di canzoni pop: è la costruzione di un personaggio femminile completamente nuovo nella musica italiana. Rettore usa il proprio corpo, i costumi, il trucco, la televisione e un’immagine volutamente eccessiva come parte integrante della musica, giocando con il divismo e con l’ambiguità sessuale. Dietro l’apparenza provocatoria c’è però una precisa volontà di rompere i ruoli tradizionali: la donna non viene più raccontata soltanto come innamorata o vittima, ma come soggetto desiderante, ironico, aggressivo e libero di costruire la propria identità.
Il manifesto di questa nuova Rettore è Splendido splendente, canzone costruita attorno al tema allora ancora poco affrontato della chirurgia estetica. Con ironia quasi surreale, la ricerca ossessiva della bellezza diventa una critica alla perfezione artificiale e all’omologazione del corpo. La canzone è insieme pop, funky e disco, ma il testo la porta molto oltre il semplice tormentone estivo. Eroe, già pubblicata come singolo nel 1978, mostra invece il lato più rock e inquieto della nuova Rettore, mentre Brivido affronta il divismo come una sorta di maschera dietro cui nascondere insicurezze e fragilità.
Il lato più oscuro emerge soprattutto in Salvami e L’aquila nera, dove amore, desiderio e dipendenza vengono raccontati attraverso immagini di magia nera, rituali e rapporti di potere. Divino divina gioca invece sull’ambiguità dell’identità e della seduzione, mentre La mia più bella canzone d’amore trasforma il rapporto sentimentale in un gioco di ruoli tutt’altro che convenzionale. Anche Il mimo conserva un legame con la Rettore precedente: è un ritratto malinconico dell’artista e della sua condizione, quasi un ponte fra la cantautrice dei primi dischi e la figura trasgressiva che sta nascendo.
Musicalmente Brivido divino è altrettanto ibrido quanto la sua protagonista. Il disco mescola funk, disco, rock e residui di psichedelia e progressive, con una ritmica molto legata alla seconda metà degli anni Settanta. Claudio Rego, compagno e principale collaboratore di Rettore, compone le musiche e partecipa agli arrangiamenti delle armonie vocali; attorno a loro si muovono musicisti di primo piano come Tullio De Piscopo alla batteria e percussioni, Gigi Cappellotto al basso, Oscar Rocchi e Victor Bach alle tastiere, Stefano Pulga ai sintetizzatori, Sergio Farina alla chitarra e Claudio Pascoli al sax. Il risultato è un suono molto più elaborato di quanto la provocazione del personaggio potrebbe far pensare.
Anche l'oggetto disco partecipa alla rivoluzione. La prima edizione esce con un vinile rosso e una copertina apribile dalla forma insolita, tagliata geometricamente in modo da lasciare intravedere il disco: un packaging spettacolare che anticipa la centralità dell'immagine nella carriera successiva di Rettore. Brivido divino arriva fino al dodicesimo posto della classifica italiana e soprattutto consacra Splendido splendente, trasformando Rettore in una presenza riconoscibile nella televisione e nella cultura popolare italiana.
Brivido divino è quindi il punto in cui Rettore smette definitivamente di essere soltanto una cantautrice e diventa un'artista totale, capace di fondere canzone, performance, moda, ironia e provocazione. La sua forza sta anche nel contrasto fra luce e oscurità: dietro i colori sgargianti, il funk e l'apparente leggerezza convivono sesso, paura, solitudine, ossessione e rifiuto delle convenzioni. È questa miscela a preparare la strada ai dischi successivi, da Magnifico delirio a Estasi clamorosa, nei quali la sua immaginazione diventerà ancora più estrema.

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