174 - Pierangelo Bertoli - A muso duro

 

Casa discografica: Ascolto
Anno: 1979
Produttore: Gianfranco Monaldi
Regione: Emilia-Romagna

Sesto album in studio di Pierangelo Bertoli, A muso duro esce nel 1979 dopo un percorso costruito quasi interamente fuori dai circuiti tradizionali della canzone italiana. Nato a Sassuolo in una famiglia operaia e colpito dalla poliomielite quando aveva appena undici mesi, Bertoli trasforma presto la propria esperienza in una cultura autodidatta e in una scrittura profondamente legata alla realtà quotidiana. Dopo i primi dischi autoprodotti (come Eppure soffia) e l’esperienza in dialetto sassolese di S’at ven in meint, arriva qui a una piena maturità, proprio mentre il cantautorato impegnato attraversa una fase di disillusione e di riflusso.

Il titolo riassume perfettamente il suo atteggiamento. A muso duro nasce anche in risposta a chi gli aveva rimproverato un linguaggio considerato superato: Bertoli decide invece di rivendicare la propria identità senza adeguarsi alle mode. La canzone diventa così una sorta di autoritratto: un uomo che continua a scrivere e cantare secondo le proprie convinzioni, disposto anche a rimanere solo pur di non rinunciare alla propria voce. Non è soltanto una dichiarazione di indipendenza artistica, ma la sintesi di un modo di vivere la canzone come responsabilità verso sé stessi e verso gli altri.

Il resto del disco sviluppa questa stessa attenzione verso le persone comuni e le loro difficoltà. Non finirà racconta la vicenda drammatica di una ragazza adolescente vittima della violenza familiare e dello sfruttamento, mentre L’autobus trasforma un mezzo pubblico in una metafora della società: sullo stesso autobus viaggiano operai, anziani, giovani e persone alle prese con i problemi del lavoro e della vita quotidiana. Dietro me affronta invece una dimensione più privata e affettiva, mentre Cose osserva con semplicità i piccoli oggetti e le situazioni che costruiscono l’esistenza.

Filastrocca a motore porta il racconto verso una dimensione più personale e autobiografica, mentre Scoppiò un sorriso introduce una tonalità più luminosa. La chiusura con Srotolando parole sembra quasi riportare tutto al punto di partenza: la parola rimane per Bertoli lo strumento fondamentale per raccontare la realtà, senza bisogno di renderla più elegante o complicata. La sua scrittura è diretta, concreta e comprensibile, ma proprio per questo riesce a dare dignità poetica a personaggi e situazioni normalmente esclusi dalla canzone d’autore.

Musicalmente A muso duro mantiene un equilibrio fra cantautorato, pop e rock, con arrangiamenti di Gianfranco Monaldi che ampliano il suono senza soffocare la voce ruvida e immediatamente riconoscibile di Bertoli. Pianoforte, organo, chitarre elettriche e acustiche, basso, batteria, armonica e una sezione d’archi costruiscono un accompagnamento più ricco rispetto ai suoi primi lavori, ma sempre funzionale alla parola. Anche la scelta di riprendere L’autobus, già presente nel primo percorso discografico di Bertoli, mostra come il cantante consideri la propria storia non un peso da cancellare, ma una parte essenziale della propria identità.

A muso duro arriva così in un momento in cui molte delle tensioni collettive degli anni precedenti sembrano lasciare spazio al disimpegno e alla ricerca di evasione. Bertoli sceglie invece di continuare a parlare di lavoro, emarginazione, dignità, disuguaglianza e persone comuni, mantenendo lo sguardo rivolto sia al passato sia al futuro. Il successo dell’album e dei concerti che ne seguono dimostra che questa scelta può ancora raggiungere un pubblico ampio. Il disco non cerca di aggiornare Bertoli alle nuove mode: consolida piuttosto una figura di cantautore profondamente radicata nell’Emilia operaia e capace di trasformare quella realtà in un linguaggio universale.

Perché è fondamentale?
Perché A muso duro è il disco in cui Pierangelo Bertoli trasforma la propria coerenza personale in un vero manifesto artistico. Tra storie di emarginazione, lavoro, dignità e vita quotidiana, afferma un modo diretto e popolare di fare canzone d’autore, rimanendo fedele alle proprie radici anche nel momento in cui il clima culturale stava cambiando.

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