170 - Vasco Rossi - Non siamo mica gli americani!
Casa discografica: Lotus
Anno: 1979
Produttore: Alan Taylor
Regione: Emilia-Romagna
Secondo album di Vasco Rossi, Non siamo mica gli americani! è il disco in cui il cantautore di Zocca abbandona definitivamente l’impostazione più tradizionale dell’esordio e trova il linguaggio che lo renderà una delle figure centrali del rock italiano. Pubblicato nel 1979, arriva in un momento in cui la grande stagione del cantautorato politico e letterario sta entrando nella sua fase conclusiva: Vasco intercetta invece una generazione che non si riconosce più nei proclami e racconta la provincia, la noia, il sesso, gli eccessi e le piccole frustrazioni con un linguaggio diretto, ironico e volutamente provocatorio.
Il titolo esprime già una delle idee fondamentali del disco. Gli americani rappresentano un modello implicito di rock, trasgressione e libertà, ma Vasco lo confronta con la realtà concreta della provincia emiliana e dell’Italia. Non cerca quindi di imitare un’immaginaria rockstar americana: costruisce un personaggio profondamente italiano, fragile e sfrontato allo stesso tempo. È proprio questa distanza dai modelli tradizionali del cantautore e dal rock internazionale a permettergli di sviluppare una voce personale, fatta di ironia, disincanto e confessione.
Fegato, fegato spappolato è il ritratto più efficace di questo nuovo mondo: una notte di eccessi, alcol, noia e alienazione diventa una fotografia della gioventù provinciale alla fine degli anni Settanta. Io non so più cosa fare e Va be’ (se proprio te lo devo dire) giocano invece con il linguaggio del teatro-canzone e con un’ironia quasi da cabaret, mentre (Per quello che ho da fare) faccio il militare trasforma l’esperienza della leva obbligatoria in una surreale commedia dell’assurdo. Sballi ravvicinati del terzo tipo porta il racconto verso atmosfere più psichedeliche e fantastiche, dimostrando quanto il repertorio dell’album sia lontano dalla semplice formula del rock.
La seconda parte del disco alterna il rock danzante e quasi glam di La strega (la diva del sabato sera) alla delicatezza di Albachiara, destinata a diventare uno dei brani simbolo di Vasco. Il ritratto di una ragazza timida alle soglie dell’adolescenza è costruito con una semplicità quasi cinematografica, mentre la musica passa dalla ballata pianistica a un rock più intenso. Il successo crescente della canzone porterà successivamente a ristampare l’album con il titolo Albachiara e con una copertina diversa.
Anche il suono segna una netta evoluzione. Vasco si circonda di una band nella quale figurano Gaetano Curreri e Antonio Mancuso alle tastiere, Gianemilio Tassoni al basso, Giovanni Pezzoli alla batteria, Maurizio Solieri alle chitarre, Rudy Trevisi al sax e Sandro Comini al trombone. Il risultato mescola rock, funk, glam, ballata e momenti quasi jazzati, con arrangiamenti ancora relativamente curati ma già attraversati da quella libertà interpretativa che esploderà nei dischi successivi. Gli arrangiamenti di Curreri mantengono una certa eleganza, mentre la voce e il modo di raccontare di Vasco introducono una dimensione più ruvida e personale.
Non siamo mica gli americani! è quindi il vero punto di nascita del Vasco “provocautore”: un artista che trasforma le proprie debolezze, gli eccessi e le contraddizioni quotidiane in materiale per una nuova forma di canzone rock. Con Fegato, fegato spappolato e Albachiara emergono già due direzioni che accompagneranno tutta la sua prima fase, quella più ribelle e tagliente: da una parte il ritratto generazionale, dall’altra la capacità di osservare i sentimenti e le persone senza retorica. Il percorso proseguirà immediatamente con Colpa d’Alfredo e Siamo solo noi, ma è qui che il linguaggio prende definitivamente forma.

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