059 - Modern Art Trio - Modern Art Trio
Casa discografica: Vedette
Anno: 1971
Produttore: Alberto Alberti
Regione: Lazio
Il Modern Art Trio nasce ufficialmente a Roma nel 1968 dall’incontro tra il pianista Franco D’Andrea (qualche anno dopo sarà fondatore dei Perigeo) e il batterista Franco Tonani, ai quali si unisce il contrabbassista Bruno Tommaso. Il progetto prende forma in un momento di profonda trasformazione del jazz internazionale, segnato dal free jazz e dalla ricerca di nuove strutture musicali. I tre non vogliono però rinunciare alla tradizione afroamericana: cercano piuttosto di dare ordine alla libertà improvvisativa, facendo dialogare la spontaneità dell’esecuzione con un impianto compositivo rigoroso. Il loro unico album, registrato per la Vedette nell’aprile 1970 e pubblicato nel 1971, porta il nome del gruppo; Progressive Jazz, la dicitura in copertina, indica la direzione innovativa della proposta più che un vero e proprio titolo.
L’elemento più originale è l’impiego della serialità e delle cellule intervallari, attraverso cui D’Andrea costruisce temi e sviluppi senza affidarsi alle consuete progressioni armoniche. La musica resta ancorata al jazz, ma si apre alle esperienze della musica colta europea, in particolare alla seconda Scuola di Vienna: Schönberg, Berg e Webern diventano riferimenti per esplorare rapporti tra note, timbri e strutture. Non si tratta di sovrapporre linguaggi diversi, bensì di trasformare dall’interno il trio jazzistico. Le composizioni conservano nuclei melodici riconoscibili, che funzionano da punti di riferimento anche quando l’improvvisazione rompe le forme previste e porta l’ensemble in direzioni imprevedibili.
Anche la strumentazione amplia le possibilità del gruppo. D’Andrea alterna pianoforte, piano elettrico e sax soprano; Tonani, oltre alla batteria, suona la tromba e il flauto a coulisse; Tommaso sostiene e orienta il discorso con un contrabbasso capace di dialogare alla pari con gli altri strumenti. Il risultato è una musica nervosa, densa e in continuo movimento, ma non caotica: l’intesa nasce da un lavoro collettivo intenso e da una costante attenzione alla forma. Le sei tracce comprendono URW, Frammento ed Echi, firmate da D’Andrea, le suite Un Posto all’Ombra e Beatwitz, composte con Tonani, e It Ain’t Necessarily So di George Gershwin. Quest’ultima è particolarmente significativa: uno standard noto viene sottratto a ogni trattamento convenzionale e trasformato in un terreno di sperimentazione.
L’album rimase a lungo poco accessibile, diventando nel tempo un disco di culto e un riferimento per la storia del jazz d’avanguardia italiano. Dopo una ristampa Vedette del 1978 e una riedizione filologica nel 2008, nel 2023 GleAM Records lo ha riproposto in CD e vinile a partire dal ritrovamento di un nastro originale, restaurato e rimasterizzato a New York da Jeremy Loucas. La nuova edizione ha restituito maggiore nitidezza a una registrazione in cui ogni dettaglio contribuisce alla costruzione dell’insieme. Come osserva la critica, il valore del disco non sta soltanto nella sua audacia per l’epoca, ma nella capacità di tenere insieme rigore strutturale e libertà espressiva senza perdere vitalità.
Perché è fondamentale?
Perché anticipa una concezione europea e contemporanea del jazz, in cui serialità, improvvisazione e interazione collettiva diventano strumenti per ampliare il linguaggio senza recidere il legame con le sue radici.

Commenti
Posta un commento