169 - Pino Daniele - Pino Daniele
Casa discografica: EMI Italiana
Anno: 1979
Produttore: Willy David (Marcello Todaro responsabile delle registrazioni prodotte)
Regione: Campania
Secondo album di Pino Daniele, l’omonimo Pino Daniele rappresenta il vero punto di svolta rispetto a Terra mia e il momento in cui prende forma compiuta il suo linguaggio personale. Pubblicato nel 1979, nasce dopo l’esperienza del musicista nei Napoli Centrale di James Senese, fondamentale per avvicinarlo ancora di più al blues, al funk e al jazz. La tradizione napoletana rimane però il centro della sua scrittura: Daniele non cerca di abbandonare Napoli, ma di raccontarla attraverso un linguaggio musicale nuovo e internazionale.
Il disco mette così in relazione due mondi apparentemente lontani. Da una parte ci sono il dialetto, i vicoli, il Vesuvio, la malinconia e i personaggi della quotidianità partenopea; dall’altra arrivano il blues, il soul, il rock e il jazz afroamericano. In Je sto vicino a te emerge una Napoli inquieta e difficile, mentre Chi tene ’o mare trasforma il rapporto con il mare in una riflessione sulla condizione della città e dei suoi abitanti. Basta ’na jurnata ’e sole conserva invece una dimensione più luminosa e sentimentale, mostrando quanto Daniele sappia passare dalla rabbia alla malinconia senza perdere la propria identità.
Il brano simbolo è però Je so’ pazzo, provocatorio, ironico e liberatorio, costruito attorno a un personaggio che rivendica il diritto di essere diverso e di non lasciarsi ingabbiare. La canzone diventerà rapidamente una delle più riconoscibili del repertorio di Daniele, mentre Chillo è nu buono guaglione, Uè Man!, Donna Cuncetta, Putesse essere allero ed E cerca ’e me capì ampliano il ritratto di una città sospesa tra orgoglio, disagio, vitalità e disillusione. Il disco riesce così a parlare della realtà napoletana senza trasformarla né in cartolina folkloristica né in semplice denuncia sociale.
Anche il suono segna un salto decisivo. La chitarra di Daniele diventa il fulcro di un ensemble nel quale spiccano James Senese al sax, Rino Zurzolo al basso e contrabbasso, Ernesto Vitolo alle tastiere, Agostino Marangolo alla batteria e Rosario Jermano alle percussioni. Congas, pianoforte elettrico, basso e batteria costruiscono una ritmica mobile e contaminata, mentre Senese introduce quella componente jazz-blues che sarà fondamentale per il successivo sviluppo del cosiddetto Napolitan Power. Daniele firma anche gli arrangiamenti, mentre la produzione in sala è affidata a Marcello Todaro e la produzione discografica a Willy David.
Pino Daniele è quindi il disco in cui la canzone napoletana smette di essere soltanto una tradizione da conservare e diventa materia per una nuova musica urbana. Il dialetto acquista una forza contemporanea, la chitarra blues dialoga con la melodia partenopea e Napoli viene raccontata come una città reale, contraddittoria, moderna e ancora profondamente legata alla propria memoria. È il passaggio che prepara direttamente Nero a metà e la stagione successiva, nella quale questa fusione raggiungerà una forma ancora più compiuta.

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