168 - Lucio Dalla - Lucio Dalla

 

Casa discografica: RCA Italiana
Anno: 1979
Produttori: Alessandro Colombini e Renzo Cremonini
Regione: Emilia-Romagna

Pubblicato nel 1979, Lucio Dalla è l’album della consacrazione definitiva e il secondo capitolo della trilogia che comprende Come è profondo il mare e Dalla (trilogia non ufficiale ma indicata retrospettivamente dalla critica). Dopo la collaborazione con Roberto Roversi, conclusa con Automobili, Dalla si trova davanti a una sfida decisiva: scrivere da solo anche i testi. Se con il primo esperimento di Come è profondo il mare aveva dimostrato ampliamente di poterlo fare, con questo disco quella nuova identità diventa pienamente compiuta. Non c’è più il poeta a costruire l’ossatura letteraria delle canzoni: Dalla trasforma direttamente in versi le proprie ossessioni, le storie quotidiane, l’amore, la città e una visione del futuro insieme visionaria e concreta.

L’apertura con L’ultima luna è già una dichiarazione di poetica. Sette quadri surreali raccontano un mondo deformato, popolato da figure grottesche e immagini apocalittiche, fino all’apparizione dell’ultima luna, vista soltanto da un bambino appena nato: l’uomo del futuro. Dalla non costruisce però un’allegoria da decifrare una volta per tutte; procede per associazioni, dettagli e improvvise aperture, lasciando che il significato rimanga mobile. È lo stesso procedimento che ritorna in La Signora, figura misteriosa che può essere letta come la società, il potere o l’Italia stessa, senza che nessuna interpretazione venga definitivamente imposta.

Al centro del disco c’è però anche una nuova capacità di raccontare l’intimità. Stella di mare porta dentro una stanza una relazione amorosa osservata nei suoi gesti più semplici, trasformando la quotidianità in poesia senza bisogno di grandi dichiarazioni. Anna e Marco racconta invece due giovani ai margini della grande città, costruendo attraverso pochi particolari il loro desiderio di fuga e di riscatto. Sono storie private, ma proprio per questo riescono a diventare universali: Dalla non ha più bisogno della dimensione esplicitamente politica per parlare della società, perché la realtà entra nelle canzoni attraverso le persone.

Milano e Notte mostrano l’altra faccia di questa nuova scrittura, più urbana e inquieta. Cosa sarà, scritta insieme a Francesco De Gregori, introduce invece una dimensione interrogativa che attraversa tutto il disco: il futuro non viene immaginato come una risposta, ma come qualcosa di cui continuare a chiedersi il significato. La conclusione con L’anno che verrà porta questo atteggiamento al suo punto più alto: una lettera apparentemente semplice a un amico lontano diventa il ritratto ironico e malinconico di un’Italia che aspetta un cambiamento senza sapere davvero quale sarà.

Anche la musica compie un salto. Registrato al Castello di Carimate, l’album si affida alla band che accompagnerà Dalla negli anni successivi e che costituirà il nucleo dei futuri Stadio: Giovanni Pezzoli alla batteria, Marco Nanni al basso e Fabio Liberatori alle tastiere. L’arrivo di Ricky Portera introduce una chitarra elettrica più aggressiva, capace di spingere le canzoni verso il rock senza spezzarne la componente melodica. Ron partecipa inoltre come musicista e inizia ad assumere quel ruolo di collaboratore che diventerà sempre più importante. Il risultato è il cosiddetto “Dalla-sound”: un pop-rock denso, fisico e immediatamente riconoscibile, nel quale confluiscono radici mediterranee, soul, rock e la formazione jazzistica del cantautore.

L’album viene pubblicato nel 1979 e diventa il più venduto dell’anno in Italia. Ma il suo valore non sta soltanto nel successo: è il momento in cui Dalla dimostra di poter trasformare la libertà conquistata dopo Roversi in una forma di comunicazione vastissima, capace di parlare a un pubblico popolare senza semplificare né la musica né la scrittura. Le nove canzoni del disco non hanno bisogno di un brano trainante: funzionano come un unico universo di personaggi, visioni e sentimenti. È qui che il cantautore bolognese diventa definitivamente l’autore imprevedibile, teatrale e profondamente umano che caratterizzerà tutta la sua stagione successiva.

Perché è fondamentale?
Perché è il disco in cui Lucio Dalla trasforma definitivamente la libertà conquistata dopo Roversi in una poetica personale e popolare, unendo storie intime, visioni surreali e un suono rock destinato a diventare inconfondibile.

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