167 - Mia Martini - Danza
Casa discografica: Warner Bros. Records
Anno: 1978
Produttore: Piero Colasanti
Regione: Calabria
Nono album di Mia Martini, pubblicato nel dicembre 1978, Danza nasce dall’incontro artistico e sentimentale con Ivano Fossati e rappresenta una svolta netta rispetto alla produzione immediatamente precedente. Tutti gli undici brani sono firmati da Fossati, che non si limita quindi a fornire alcune canzoni alla cantante ma costruisce intorno alla sua voce un repertorio unitario, più essenziale e terreno. Dopo gli anni dei grandi arrangiamenti e delle produzioni spesso sontuose, Mimì si presenta con un'immagine più semplice e quotidiana, perfettamente riassunta dalla copertina: uno stivale giallo che scalcia via una coppa di champagne. È quasi un gesto di rottura nei confronti dell'immagine di diva sofisticata che aveva accompagnato la prima parte della sua carriera.
La differenza si sente subito anche nella musica. Fossati costruisce canzoni pop d’autore asciutte, attraversate da elementi folk e da ritmi più popolari, lasciando molto spazio alla voce di Martini. Non è però un semplice arretramento verso una forma più povera: è una diversa idea di intensità. La grande interpretazione non nasce più dall'enfasi orchestrale, ma dal rapporto diretto fra la parola e la voce. In Danza, Canto alla luna e soprattutto La costruzione di un amore la cantante affronta infatti testi che richiedono un'interpretazione drammatica e insieme controllata, capace di passare dalla fragilità all'esplosione emotiva. Il sodalizio con Fossati porta quindi a una nuova immagine di Mimì, più sobria e vicina alla sensibilità del cantautore genovese.
La costruzione di un amore è il centro emotivo del disco. Fossati scrive una canzone nella quale l'amore viene rappresentato come qualcosa che richiede tempo, fatica e costruzione, ma che rimane inevitabilmente fragile. La voce di Martini ne accentua il carattere fisico e doloroso senza trasformarlo in melodramma: ogni immagine sembra appartenere a una relazione già vissuta, osservata mentre si costruisce e mentre rischia di crollare. È una delle interpretazioni destinate a rimanere stabilmente nel repertorio di Mimì e uno dei punti nei quali la scrittura di Fossati e la sua vocalità trovano la maggiore sintonia.
Anche Vola affronta una figura femminile segnata dalla perdita e dal tentativo di ricominciare, mentre C'è un uomo nel mare, Di tanto amore e La luce sull'insegna della sera ampliano il disco verso atmosfere più narrative e malinconiche. Buonanotte dolce notte, cantata in duetto con Fossati, introduce invece una dimensione più intima e sospesa. L'album non ha bisogno di un concept narrativo esplicito: è la continuità della scrittura di Fossati, insieme alla voce di Martini, a creare una precisa unità emotiva.
Danza arriva dopo una fase nella quale Martini aveva raggiunto una grande popolarità nazionale e internazionale, culminata anche nelle esibizioni all'Olympia di Parigi. Il nuovo disco sembra però rinunciare deliberatamente a quella dimensione di prestigio e spettacolarità per cercare una forma più personale. Il sodalizio con Fossati proseguirà negli anni successivi e avrà un peso importante anche nel ritorno di Martini sulle scene: nel 1982 sarà infatti ancora Fossati a scrivere E non finisce mica il cielo, brano con cui riceverà il primo Premio della Critica di Sanremo, riconoscimento che dal 1996 porterà il suo nome.

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