165 - Faust’O - Suicidio
Casa discografica: CGD
Anno: 1978
Produttore: Alberto Radius
Regione: Lombardia
Album d’esordio di Fausto Rossi, pubblicato nel 1978 con lo pseudonimo Faust’O, Suicidio è uno degli esordi più radicali della musica italiana di fine anni Settanta. In un momento ancora dominato dal progressive e dal cantautorato tradizionale, Rossi introduce un linguaggio nuovo, influenzato dalla scena anglosassone, dal glam e dalle prime forme di new wave. L’immagine stessa dell’album, con il primo piano in bianco e nero e lo sguardo provocatorio dell’autore, richiama il David Bowie della stagione berlinese e presenta Faust’O come un personaggio estraneo alle convenzioni della canzone italiana.
Il tema centrale del disco è il rifiuto. Il “suicidio” evocato dal titolo non indica tanto il desiderio di morire quanto il desiderio di sottrarsi alla società, alle sue regole e soprattutto agli altri esseri umani. La title track esprime infatti una forma estrema di insofferenza e misantropia: il protagonista non vuole partecipare, non vuole ascoltare, non vuole essere coinvolto. È un atteggiamento di isolamento e disgusto che diventa metafora di una generazione incapace di riconoscersi nei modelli culturali dominanti.
Questa ribellione attraversa tutto l’album e assume forme diverse. Godi attacca il moralismo e l’ipocrisia religiosa attraverso un linguaggio sessualmente esplicito; Bastardi presenta un mondo più oscuro e deformato; Piccolo Lord trasforma invece il conflitto con la famiglia e l’educazione borghese in un racconto autobiografico e teatrale. Il protagonista bambino, esibito dalla madre come un piccolo prodigio del pianoforte, reagisce alla perfezione imposta attraverso la follia e la distruzione della scena familiare. È uno dei momenti in cui il rifiuto sociale diventa anche rifiuto dell’identità che gli altri hanno costruito per lui.
Nella seconda parte il disco diventa ancora più personale e inquieto. Il mio sesso affronta il corpo e il desiderio senza filtri, mentre C’è un posto caldo racconta un trauma dell’infanzia e la difficile scoperta della propria sessualità. Innocenza presenta invece una relazione tormentata tra due persone incapaci di comunicare. Sono personaggi marginali, fragili e contraddittori, accomunati dalla difficoltà di inserirsi in una normalità che Faust’O mette continuamente in discussione. La conclusiva Benvenuti tra i rifiuti porta questa condizione sul piano collettivo, trasformando l’emarginazione in una sorta di dichiarazione d’appartenenza.
Musicalmente Suicidio rifiuta una formula precisa. Alberto Radius costruisce arrangiamenti che passano dall’art-rock alla new wave, dal punk a momenti quasi cameristici, con pianoforte, tastiere elettroniche, chitarre e una sezione ritmica molto incisiva. La voce di Faust’O è l’elemento più imprevedibile: passa dal falsetto a toni cupi e aggressivi, alternando canto, recitazione e vere e proprie esplosioni vocali. Ne nasce un suono ancora legato ad alcune soluzioni del progressive, ma già proiettato verso la new wave e il post-punk che entreranno pienamente nella scena italiana negli anni successivi.
Suicidio è quindi un album sul disagio e sull’impossibilità di sentirsi parte di un mondo percepito come falso, ipocrita e soffocante. Faust’O non costruisce però un semplice disco di protesta: mette in scena una galleria di personaggi disturbati, desideranti, aggressivi e vulnerabili, usando il proprio alter ego come strumento per distruggere le convenzioni del cantautore tradizionale. La sua originalità sta proprio nella contraddizione tra la provocazione estrema dei testi e una musica sofisticata, capace di guardare contemporaneamente a Bowie, alla new wave e all’art-rock.

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