150 - Giorgio Moroder - From Here to Eternity

 

Casa discografica: Casablanca 
Anno: 1977
Produttore: Giorgio Moroder
Regione: Trentino-Alto Adige

Pubblicato nel 1977 con il nome d’arte “Giorgio”, From Here to Eternity è uno dei dischi che più chiaramente mostrano quanto la rivoluzione elettronica della musica pop fosse già in atto prima dell’esplosione del synth-pop e della techno. Moroder arriva a questo album dopo il decisivo incontro con il sintetizzatore in Germania e dopo aver sviluppato, insieme a Donna Summer, una nuova idea di disco music culminata in I Feel Love (1977). Qui porta però quella ricerca direttamente al centro di un proprio album, riducendo al minimo gli strumenti tradizionali e costruendo il suono attraverso sintetizzatori, sequencer, drum machine, effetti e voce filtrata.

Il disco dura appena una trentina di minuti e corre senza quasi concedere pause. La title track, Faster Than the Speed of Love, Lost Angeles e Utopia - Me Giorgio costruiscono un paesaggio sonoro nel quale il ritmo è la struttura portante: il basso elettronico procede per ostinati, le percussioni meccaniche marcano il quattro quarti e i sintetizzatori aprono continuamente nuove superfici sonore. Le melodie rimangono però semplici e immediatamente memorizzabili. È proprio questo equilibrio tra rigore elettronico e accessibilità pop a distinguere Moroder: la tecnologia non viene usata per rendere la musica astratta, ma per renderla più fisica, precisa e ballabile.

La voce stessa diventa materia elettronica. Moroder canta spesso attraverso il vocoder, fino a trasformare la voce in un elemento quasi indistinguibile dagli strumenti, mentre le coriste Lucy, Betsy e Gitte introducono una componente soul che ricorda il lavoro con Donna Summer. In Utopia - Me Giorgio emerge il rapporto con la musica elettronica tedesca e con i Kraftwerk; I’m Left, You’re Right, She’s Gone accentua invece la componente robotica, mentre Too Hot to Handle introduce una dimensione più vicina alla disco tradizionale. First Hand Experience in Second Hand Love, con la sua melodia progressiva, dimostra infine che dietro la macchina ritmica c’è un autore interessato alla costruzione della canzone quanto alla sperimentazione sonora.

La scelta di utilizzare esclusivamente tastiere elettroniche viene esplicitata persino nelle note di copertina: nel 1977 è ancora un’affermazione tutt’altro che scontata. Moroder sta infatti spostando il centro della musica da musicisti e strumenti verso una concezione produttiva nella quale il compositore può programmare ritmo, timbro e struttura direttamente attraverso le macchine. È una prospettiva destinata a diventare fondamentale negli anni Ottanta e, successivamente, nella house, nella techno e nella musica elettronica da club. Il fatto che il disco fosse pensato per essere ascoltato anche come un flusso quasi continuo rafforza ulteriormente questa concezione.

All’epoca, però, la disco music veniva ancora guardata con diffidenza da una parte della critica rock, mentre il punk stava imponendo un’altra idea di modernità. From Here to Eternity segue una strada completamente diversa: non rifiuta la tecnologia, la porta alle estreme conseguenze e la mette al servizio del ballo. La sua influenza diventerà più evidente col passare degli anni, quando artisti dell’electropop, della dance e dell’elettronica recupereranno proprio quel rapporto fra sequenza, sintetizzatore, voce trattata e melodia che Moroder aveva sperimentato alla fine degli anni Settanta.

Perché è fondamentale?
Perché trasforma la disco music in un laboratorio elettronico, anticipando con sintetizzatori, sequencer, drum machine e vocoder una parte decisiva del pop, del synth-pop e della musica da club dei decenni successivi.

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