140 - Giorgio Gaber – Libertà obbligatoria
Casa discografica: Carosello
Anno: 1976
Produttore: non indicato
Regione: Lombardia
Registrato dal vivo al Teatro Duse di Bologna il 14 ottobre 1976 e pubblicato alcuni giorni dopo, Libertà obbligatoria è il doppio album che documenta uno dei passaggi più importanti del teatro-canzone di Giorgio Gaber. Scritto insieme a Sandro Luporini, lo spettacolo arriva al termine del lungo confronto con il Sessantotto e con la cultura della contestazione che aveva attraversato i lavori precedenti. Il titolo contiene già il paradosso sul quale si costruisce l’intera opera: siamo davvero liberi oppure siamo soltanto obbligati a sentirci tali?
Gaber e Luporini spostano il bersaglio dalla semplice critica alle istituzioni alla condizione dell’individuo dentro una società che ha trasformato anche la libertà in un modello di comportamento. Da una parte ci sono coloro che accettano passivamente ciò che il sistema propone, dall’altra chi pensa di opporvisi ma finisce ugualmente per essere recuperato e assimilato. La contestazione stessa può diventare moda, consumo, conformismo. È una riflessione amara che attraversa temi come il rapporto con il corpo, il bisogno di appartenenza, la solitudine e la difficoltà di trasformare la consapevolezza in un’autentica possibilità di scelta.
I reduci è già una dichiarazione di poetica: la generazione che aveva pensato di poter cambiare il mondo si ritrova a fare i conti con il proprio fallimento e con la distanza tra le grandi speranze del passato e la realtà presente. Poi arrivano L’inserimento, Il comportamento, Il dono, Lona, Il sogno di Gesù e L’uomo muore, in un alternarsi continuo di monologhi, canzoni e situazioni teatrali. Nel secondo tempo il discorso diventa ancora più esplicitamente politico con I partiti, Le elezioni, Il sogno di Marx e soprattutto Si può, dove la libertà viene trasformata in una formula tanto rassicurante quanto inquietante.
Musicalmente lo spettacolo conserva la centralità della parola ma dispone di una formazione ampia, con tastiere, chitarre, basso, batteria, percussioni, archi e cori. Gaber, per la prima volta in questo spettacolo, suona anche la chitarra. Gli arrangiamenti di Giorgio Casellato costruiscono un accompagnamento capace di passare dalla canzone al commento teatrale senza interrompere il flusso della rappresentazione.
Libertà obbligatoria chiude così una stagione: dopo il confronto con il Sessantotto, Gaber si prepara a prendere le distanze anche dal nuovo clima politico e culturale che emergerà con il Movimento del ’77. Il successivo Polli d’allevamento, nel 1978, sarà infatti molto più esplicitamente polemico verso quella nuova generazione. In questo senso Libertà obbligatoria è un’opera di passaggio, ma anche la più lucida del suo teatro-canzone: non offre una soluzione, mette in scena il disagio di una libertà che, quando diventa un obbligo sociale, rischia di trasformarsi nella sua stessa negazione.
Perché è fondamentale?
Perché porta il teatro-canzone di Gaber a una riflessione radicale sulla libertà, sul conformismo e sul fallimento della stagione della contestazione, trasformando il paradosso del titolo in una delle sue più lucide analisi della società contemporanea.

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