141 - Angelo Branduardi - Alla Fiera dell’Est

 

Casa discografica: Polydor
Anno: 1976
Produttori: Angelo Branduardi, David Zard e Maurizio Fabrizio
Regione: Lombardia

Terzo album in studio di Angelo Branduardi, Alla fiera dell'est è il disco che nel 1976 porta definitivamente il cantautore al grande pubblico. Arriva dopo il debutto omonimo, segnato dagli arrangiamenti di Paul Buckmaster, e dopo La luna, nel quale Branduardi aveva iniziato a definire con Maurizio Fabrizio una direzione musicale più personale. Con questo album quella ricerca trova finalmente una forma compiuta: musica antica, folk europeo, tradizione popolare e canzone d'autore vengono trasformati in un linguaggio riconoscibile e modernissimo per l'epoca.

La title track è il centro ideale del disco. Branduardi ne compone la musica partendo da Chad Gadya, antica filastrocca della tradizione pasquale ebraica, costruita su una catena di eventi nella quale ogni elemento ne provoca un altro. Il celebre “topolino” sostituisce l'agnello dell'originale e la struttura ripetitiva del testo viene tradotta musicalmente attraverso una melodia che accumula progressivamente strumenti e tensione, fino al finale dominato da percussioni e violino. Dietro l'apparente semplicità da filastrocca rimane così una storia di sopraffazione e di precarietà, resa però immediatamente accessibile anche ai bambini.

Il resto dell'album conferma che non si tratta del semplice successo di una canzone. La favola degli Aironi, Il vecchio e la farfalla, Il dono del cervo e L'uomo e la nuvola costruiscono un immaginario sospeso fra fiaba, mito e tradizione popolare, mentre La serie dei numeri recupera un antico canto bretone. Sotto il tiglio guarda invece alla tradizione poetica tedesca. Branduardi non si limita dunque a riproporre materiali antichi: li rielabora attraverso melodie immediate e arrangiamenti che mantengono in primo piano violino, chitarre, liuto e strumenti acustici, sostenuti da una sezione ritmica e da colori timbrici inconsueti per la canzone italiana.

La squadra musicale è particolarmente significativa: oltre a Branduardi e Fabrizio partecipano, fra gli altri, Gianni Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso alle tastiere, Bruno De Filippi al bouzouki, banjo e sitar, Gigi Cappellotto al basso e Andy Surdi alla batteria. Il risultato è un suono da ricondurre al folk medievale e alla canzone d'autore, ma che proprio per la sua combinazione di elementi antichi e sensibilità pop rimane difficile da collocare dentro una categoria precisa.

Il successo arriva in un momento in cui il pubblico italiano sta rapidamente cambiando gusti, fra disco music, punk nascente e progressivo declino del progressive. Branduardi sceglie una strada completamente diversa e proprio questa estraneità alle mode finisce per diventare la sua forza. Alla fiera dell'est ottiene il Premio della Critica Discografica Italiana e porta Branduardi fino al secondo posto della classifica italiana nel 1977. Il successo aprirà inoltre la strada alle versioni in altre lingue e alla successiva affermazione internazionale.

Perché è fondamentale?
Perché trasforma la tradizione popolare e la musica antica in una forma di canzone moderna e immediatamente riconoscibile, inaugurando la stagione più importante e internazionale della carriera di Branduardi.

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