130 - Claudio Lolli - Ho visto anche degli zingari felici
Casa discografica: EMI Italiana (Columbia)
Anno: 1976
Produttore: non indicato
Regione: Emilia-Romagna
Con Ho visto anche degli zingari felici Claudio Lolli arriva al quarto album e modifica profondamente la propria formula. Dopo la rabbia più raccolta di Canzoni di rabbia, pubblicato nel 1975, il cantautore bolognese allarga la propria scrittura alla dimensione collettiva, politica e sociale, sostenuto da quattro musicisti del Collettivo Autonomo Musicisti di Bologna: Roberto Soldati alle chitarre, Danilo Tomasetta a sax e flauto, Roberto Costa al basso e Adriano Pedini alla batteria. Il loro contributo porta le canzoni verso arrangiamenti più articolati, con aperture al jazz e al progressive, senza però mettere in secondo piano la voce e la chitarra di Lolli.
Il titolo riprende quello del film jugoslavo Ho incontrato anche zingari felici, diretto da Aleksandar Petrović nel 1967, ma Lolli trasforma l'immagine degli “zingari” in una metafora della gioventù alternativa e degli individui che rifiutano le convenzioni sociali. La lunga title track, nata nel giugno 1975 e divisa sull'LP in un'introduzione e una conclusione, diventa così il filo conduttore dell'intero album e gli conferisce una struttura da concept: al centro c'è la piazza come luogo di incontro, conflitto, politica e possibilità di costruire nuovi rapporti.
Le canzoni raccontano concretamente l'Italia di quegli anni. Agosto rievoca la strage dell'Italicus del 1974, mentre Piazza bella piazza guarda ai funerali di dieci delle dodici vittime e alla presenza delle autorità dello Stato. Primo Maggio di festa intreccia la dimensione politica italiana con quella internazionale e la guerra del Vietnam; Albana per Togliatti assume invece una dimensione più utopica, mentre La morte della mosca riflette sulla fragilità della vita e sull'autodistruzione dei conflitti tra gli stessi esclusi. Anna di Francia completa il quadro con una riflessione sulla cultura e sulla comunicazione politica.
L'album nasce dunque in un momento di forte trasformazione, quando Bologna è già uno dei principali centri della nuova cultura politica e musicale italiana, ma prima degli avvenimenti del 1977. Proprio questa collocazione temporale rende il disco una testimonianza particolare: non è il racconto a posteriori del Movimento del ’77, ma una fotografia delle inquietudini, delle speranze e delle possibilità che ne precedettero l'esplosione. Pubblicato a prezzo politico di 3.500 lire e sostenuto dalla diffusione delle radio libere, divenne il maggior successo della carriera di Lolli.
Perché è fondamentale?
Perché unisce la canzone d'autore alla ricerca musicale collettiva e restituisce, con una forza poetica ancora intatta, una delle più significative fotografie culturali e politiche dell'Italia della metà degli anni Settanta.
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