129 - Lucio Battisti - Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera

 

Casa discografica: Numero Uno
Anno: 1976
Produttore: Lucio Battisti
Regione: Lazio 

Pubblicato nel febbraio 1976, Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera rappresenta una nuova svolta nella continua ricerca musicale del cantautore. Dopo la complessità di Il nostro caro angelo e soprattutto di Anima latina, Battisti torna da un lungo viaggio negli Stati Uniti con un interesse rinnovato per funk, soul e sonorità disco, ancora in piena evoluzione. Il risultato è un album più ritmico e immediato, nel quale basso e batteria diventano spesso il vero motore delle canzoni, senza però rinunciare alla libertà e alla sperimentazione che avevano caratterizzato la sua produzione precedente.

Anche il titolo dichiara apertamente questa nuova centralità della sezione ritmica. Battisti costruisce infatti il disco insieme a una nuova formazione composta da Walter Calloni alla batteria, Hugh Bullen al basso, Ivan Graziani alla chitarra e Claudio Maioli alle tastiere. Sono musicisti giovani ma già attivi nell'ambiente delle sessioni milanesi e contribuiscono in modo decisivo alla particolare fusione tra pop d'autore, funk e soul che caratterizza l'album. Alle sessioni partecipano inoltre Tony Esposito alle percussioni e altri musicisti non sempre presenti nei crediti ufficiali.

Il disco si apre con Ancora tu, uno dei più grandi successi di Battisti, costruito su un basso e una batteria fortemente ritmici e sulla chitarra di Ivan Graziani. Il testo di Mogol racconta il sorprendente incontro fra due persone che si sono lasciate, scoprendo che il sentimento non è davvero finito. La compagnia, composta da Carlo Donida e Mogol e già interpretata da Marisa Sannia nel 1969, viene invece riletta da Battisti con un'intensità vocale particolare. Respirando mescola atmosfere latino-americane e pop, mentre No dottore porta il disco verso una dimensione più inquieta e teatrale.

La ricerca sul ritmo raggiunge uno dei punti più evidenti con Il veliero, brano caratterizzato da una pulsazione funk e da un andamento quasi vicino alle sonorità della disco music che stavano emergendo negli Stati Uniti. Non si tratta però di una semplice conversione alla moda del momento: Battisti utilizza questi linguaggi come nuovo materiale da elaborare, inserendoli all'interno di una scrittura ancora legata a Mogol e di una produzione capace di alternare immediatezza pop e sperimentazione. L'album raggiunse il primo posto in classifica e risultò il terzo più venduto in Italia nel 1976.

Perché è fondamentale?
Perché dimostra ancora una volta la capacità di Battisti di assorbire rapidamente linguaggi musicali internazionali e trasformarli in qualcosa di personale, portando funk, soul e nuove sonorità ritmiche dentro il grande pop italiano senza interrompere il percorso di ricerca iniziato negli anni precedenti.

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