112 - Biglietto per l’inferno - Biglietto per l’inferno

 

Casa discografica: Trident Records
Anno: 1974
Produttore: Maurizio Salvadori
Regione: Lombardia

Nato a Lecco nel 1972 dalla confluenza di due formazioni locali, The Gee e Mako Sharks, Biglietto per l'Inferno si impose rapidamente nel circuito del rock progressivo italiano grazie a un'intensa attività dal vivo: fu proprio un'esibizione al Be-In di Napoli, nell'estate del 1973, a metterlo sotto gli occhi di Maurizio Salvadori, patron della Trident Records di Milano, che li mise subito sotto contratto. Il debutto omonimo arrivò nel 1974 per la Trident, etichetta milanese specializzata nel progressive, copertina firmata da Cesare "Caesar" Monti.

L'album è uno dei documenti più singolari del prog italiano degli anni Settanta perché alla complessità delle strutture progressive unisce una componente hard rock particolarmente aggressiva. Il suono nasce dall'incontro tra la chitarra di Marco Mainetti, le tastiere (organo, moog, piano) di Giuseppe "Baffo" Banfi e Giuseppe Cossa, la batteria di Mauro Gnecchi e il basso di Fausto Branchini, ma a caratterizzarlo più di ogni altra cosa sono la voce e il flauto di Claudio Canali. Il suo modo di cantare, teatrale e aspro, contribuisce a dare alle composizioni un tono inquieto e drammatico.

Anche i testi, scritti interamente da Canali, si allontanano dalla dimensione più fantastica o celebrativa di una parte del progressive contemporaneo, muovendosi spesso su toni polemici verso il clero e la morale bigotta — al punto da valere a Canali, all'epoca, il soprannome di "voce del diavolo". Ansia, Confessione, Una strana regina, Il nevare e L'amico suicida (che chiude l'album in forma di lunga suite epica) affrontano disagio, solitudine, conflitto interiore e marginalità con un linguaggio spesso duro e poco conciliatorio. In particolare L'amico suicida porta il disco verso una dimensione cupa e quasi teatrale, mentre Una strana regina mostra anche la capacità del gruppo di alternare momenti più melodici a improvvise accelerazioni e passaggi hard.

Il risultato è un album compatto e personale, lontano dalla ricerca di immediatezza della canzone pop e altrettanto distante dal virtuosismo fine a sé stesso. Nonostante l'apprezzamento della critica, il disco non ebbe successo commerciale, e rimase l'unico album pubblicato dalla formazione nella sua prima fase. Un secondo lavoro, Il tempo della semina, fu registrato l'anno successivo con la produzione di un giovanissimo Eugenio Finardi, ma non venne pubblicato all'epoca a causa del fallimento della Trident; il gruppo si sciolse poco dopo, e l'album sarebbe arrivato sul mercato soltanto nel 1992, per la Mellow Records.

Le strade dei musicisti, dopo lo scioglimento, si separarono in modo curioso: Banfi intraprese una discreta carriera solista con lo pseudonimo di Baffo Banfi, Gnecchi collaborò a diversi progetti musicali (incluso l'album solista di Franco Mussida della PFM, Racconti della tenda rossa), mentre lo stesso Canali, dopo una breve parentesi tra gli Hare Krishna, prese i voti come monaco benedettino il 15 settembre 1994, e vive tuttora in un eremo in Toscana.

Questa breve parabola discografica contribuisce al carattere quasi leggendario dei Biglietto per l'Inferno: un gruppo proveniente dalla scena di Lecco che, in appena pochi anni, lasciò un album considerato ancora oggi tra i vertici del progressive rock italiano.

Perché è fondamentale?
Perché rappresenta uno dei vertici più originali e oscuri del progressive italiano, capace di fondere hard rock, strutture prog e testi inquieti in un linguaggio che è rimasto unico nella scena italiana degli anni Settanta.

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