109 - Nuova Compagnia di Canto Popolare — Li sarracini adorano lu sole

 

Casa discografica: EMI Italiana
Anno: 1974
Produzione: Roberto De Simone
Regione: Campania

Li sarracini adorano lu sole è uno dei dischi fondamentali della prima stagione della Nuova Compagnia di Canto Popolare e arriva quando il gruppo, nato attorno alla ricerca di Roberto De Simone, ha ormai portato la tradizione musicale napoletana fuori dall’ambito specialistico. Dopo le prime incisioni e le esperienze teatrali, la NCCP ha raggiunto una notorietà nazionale anche grazie al Festival di Spoleto, trasformando canti, danze e strumenti della tradizione meridionale in una proposta musicale nuova, rigorosa ma capace di parlare a un pubblico molto più ampio. L’album, pubblicato nel 1974, contiene dieci brani: otto tradizionali rielaborati da De Simone, oltre a ’O cunto ’e Masaniello, scritto dallo stesso De Simone, e Tammuriata nera di E.A. Mario ed Edoardo Nicolardi.

Il disco non si limita quindi a riproporre un repertorio antico: attraverso quelle canzoni costruisce un’immagine della Napoli popolare fatta di miseria, conflitti, ironia, sensualità e ribellione. In galera li panettieri racconta i tumulti legati alla carestia e alla rabbia contro chi si arricchisce mentre manca il pane; Vurria ca fosse Ciaola trasforma il desiderio di libertà nell’immagine di un uccello che vorrebbe uscire dalla gabbia; ’O cunto ’e Masaniello recupera la figura del pescivendolo che nel Seicento guida la rivolta contro il potere vicereale. Anche Tammuriata nera, con la storia del bambino dalla pelle scura nato durante la guerra, conserva tutta la capacità della canzone popolare di raccontare la realtà attraverso ironia, allusione e memoria collettiva.

Al centro del disco c’è però soprattutto un’idea di musica. La NCCP non cerca di rendere il folklore più moderno aggiungendo semplicemente strumenti rock, ma ricostruisce un vero linguaggio strumentale attraverso chitarre, mandolini, mandoloncello, flauti, violino, putipù, tammorra, mandola e altri strumenti della tradizione napoletana e mediterranea. Fausta Vetere, Eugenio Bennato, Peppe Barra, Patrizio Trampetti, Giovanni Mauriello e Nunzio Areni formano un ensemble capace di alternare precisione e impeto, canto corale e virtuosismo, mantenendo il ritmo come elemento fisico e centrale. È proprio questa ricchezza strumentale, unita alla grande tecnica degli esecutori, a dare al disco un carattere molto diverso dal folk revival più povero e austero degli anni precedenti.

In questo senso il 1974 è anche un momento di passaggio per la canzone politica e popolare italiana. Dopo il golpe cileno dell’11 settembre 1973, gli Inti-Illimani e gli altri musicisti della Nueva Canción Chilena arrivano in Europa come esuli e ottengono in Italia un successo enorme. Il loro repertorio unisce tradizioni popolari, musica andina e contenuti sociali, offrendo un modello che presenta alcune evidenti affinità con il Nuovo Canzoniere Italiano. La differenza sta soprattutto nel trattamento musicale: mentre il NCI tendeva a privilegiare il testo, l’autenticità dell’esecuzione e un certo “pauperismo” tecnico, i gruppi cileni valorizzavano arrangiamenti accurati, una strumentazione ampia e una forte qualità esecutiva. La NCCP si colloca proprio in questo nuovo spazio: la tradizione popolare non è più soltanto documento o veicolo di un messaggio, ma diventa materia da elaborare musicalmente.

È qui che Li sarracini adorano lu sole assume un’importanza che va oltre la singola discografia della NCCP. La scelta accurata degli strumenti, la cura degli arrangiamenti e la trasformazione del repertorio tradizionale anticipano una concezione della musica popolare più vicina a quella che negli anni successivi verrà chiamata world music. Lo stesso percorso riguarda, con linguaggi differenti, esperienze come l’Orchestra della Cooperativa l’Orchestra legata agli Stormy Six e il Canzoniere del Lazio: il folk italiano comincia a costruire un proprio suono invece di limitarsi a riprodurre il modello acustico dei Dischi del Sole. La musica tradizionale diventa così un materiale da orchestrare, contaminare e portare su un palcoscenico moderno.

Il risultato è un disco che riesce a tenere insieme ricerca etnomusicologica, spettacolo e invenzione musicale. La Napoli che emerge dall’album non è una ricostruzione museale, ma un mondo sonoro vivo, attraversato da voci, tamburi, corde e fiati, nel quale la dimensione festiva convive continuamente con quella drammatica. Li sarracini adorano lu sole rappresenta così uno dei punti in cui il folk revival italiano smette di essere soltanto recupero della memoria e comincia a diventare una nuova forma di musica popolare contemporanea.

Perché è fondamentale?
Perché mostra come la tradizione popolare italiana possa diventare un linguaggio musicale autonomo, elaborato e spettacolare senza perdere il rapporto con le proprie radici. La NCCP apre così una strada che porta dal folk politico dei primi anni Sessanta alla nuova musica popolare degli anni Settanta e, più avanti, alla world music italiana.

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