108 - Arti & Mestieri – Tilt (Immagini per un orecchio)


Casa discografica: Cramps Records
Anno: 1974
Produzione: Gigi Venegoni e Paolo Tofani
Regione: Piemonte 

Il 1974 è l'anno in cui il rock progressivo italiano inizia a ramificarsi, superando la fase di pura derivazione sinfonica inglese per abbracciare le complesse architetture del jazz-rock. Gli Arti & Mestieri, formatisi a Torino alla fine del 1973, esordiscono con Tilt (Immagini per un orecchio), portando nella penisola un'urgenza tecnica e compositiva che guarda apertamente alla Mahavishnu Orchestra e ai Nucleus, senza però rinnegare la vocazione melodica tipicamente mediterranea. 

Dietro la batteria siede Furio Chirico (ex The Trip), il cui stile percussivo ambidestro e fulmineo diventa il motore inesauribile del sestetto. Intorno a lui si intrecciano i fiati e il vibrafono di Arturo Vitale, il violino (e la voce) di Giovanni Vigliar (questi già compagni nel gruppo jazz-rock Il Sogno di Archimede), le tastiere di Beppe Crovella (ex Mystics), il basso di Marco Gallesi e la chitarra di Gigi Venegoni. La formula del gruppo è quasi interamente strumentale — su sei brani, solo due (Strips e Articolazioni) contengono parti cantate: la voce interviene solo sporadicamente, lasciando che siano i repentini cambi di tempo e i virtuosismi solistici a disegnare i paesaggi sonori di brani cardine come Gravità 9,81 e la lunga suite Articolazioni, oltre tredici minuti considerati il vertice assoluto del disco.

Sul fronte strettamente filologico occorre sfatare una credenza diffusa legata all'etichetta discografica. Essendo l'album pubblicato dalla leggendaria Cramps Records, impreziosito dall'iconica copertina con l'imbuto fluttuante tra le nuvole curata dallo staff di Gianni Sassi (Edoardo Sivelli e Raffaello Palma), molti tendono ad attribuire la produzione artistica allo stesso Sassi o a figure dell'ambiente milanese. In realtà, il disco fu registrato al Chantalain Studio di Roma e prodotto dal chitarrista della band, Gigi Venegoni, affiancato da Paolo Tofani, leggendaria sei corde degli Area, che contribuì a scolpire il suono denso e dinamico dell'opera. Il successo del disco portò il gruppo a esibirsi al Festival di Re Nudo al Parco Lambro di Milano (la cosiddetta "Woodstock italiana") e in tour nei teatri insieme a PFM, Gentle Giant e Area.

Perché è fondamentale?
Perché Tilt rappresenta il punto di contatto più alto e tecnicamente sbalorditivo tra il progressive romantico italiano e la fusion internazionale degli anni Settanta. Furio Chirico ridefinisce gli standard della batteria rock in Italia, mentre l'intera band dimostra che è possibile unire il rigore del jazz, l'energia del rock e la ricchezza timbrica del prog (violino e fiati) senza perdere di vista l'eleganza formale. Un album di virtuosismo non fine a se stesso.


 

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