105 - Edoardo Bennato - I buoni e i cattivi

Casa discografica: Dischi Ricordi
Anno: 1974
Produttore: Sandro Colombini
Regione: Campania

Pubblicato nel 1974, I buoni e i cattivi è il secondo album di Edoardo Bennato e il disco nel quale il cantautore napoletano comincia a definire con maggiore precisione quella miscela di rock, blues, ironia e satira che diventerà una delle sue caratteristiche più riconoscibili. Arriva dopo Non farti cadere le braccia, album accolto molto bene dalla critica ma ancora poco fortunato sul piano commerciale, e rappresenta già un passo avanti nella costruzione di un linguaggio personale. La produzione è affidata a Sandro Colombini (già scopritore, tra gli altri, del Banco del Mutuo Soccorso), che affianca a Bennato una piccola squadra di musicisti: il fratello Eugenio Bennato alle chitarre, Tony Esposito alla batteria, Andrea Sacchi alla chitarra, Bruno Limone al basso e Roberto De Simone, che cura la direzione orchestrale e firma anche un paio di testi.

Il filo conduttore dell'album, non proprio un concept in senso stretto, è suggerito fin dal titolo: la difficoltà di stabilire chi siano davvero i buoni e chi i cattivi. Bennato prende una delle più semplici divisioni attraverso cui siamo abituati a interpretare la realtà e la trasforma in uno strumento di critica. La copertina, con Bennato e il conduttore radiofonico Raffaele Cascone (voce della trasmissione "Per voi giovani") raffigurati di spalle, vestiti da carabinieri ma ammanettati fra loro, rende visivamente la stessa ambiguità. Non esiste una separazione così netta fra autorità e trasgressione, fra chi comanda e chi subisce.

Le canzoni sviluppano questa idea attraverso situazioni diverse. In fila per tre prende di mira la scuola come luogo nel quale l'educazione rischia di trasformarsi in addestramento all'obbedienza; Uno buono guarda invece con ironia alla figura del Presidente della Repubblica, ed è esplicitamente dedicata a Giovanni Leone, conterraneo dello stesso Bennato, mentre Arrivano i buoni rovescia apertamente la retorica di chi si presenta come portatore del bene, dichiarando "l'ultima guerra" contro i cattivi. Non è però un album costruito soltanto sulla denuncia: Bennato utilizza soprattutto il sarcasmo, il paradosso e un linguaggio immediato per mettere il pubblico davanti alle proprie contraddizioni.

Musicalmente, il disco amplia la formula dell'esordio e mette insieme influenze diverse senza cercare una particolare omogeneità di genere. Il rock convive con il blues, il country e con elementi della tradizione napoletana, mentre l'uso dell'armonica, del kazoo, della chitarra e di strumenti dal carattere più popolare contribuisce a costruire un suono riconoscibile.

Rispetto all'esordio, dunque, I buoni e i cattivi non rappresenta semplicemente un miglioramento musicale, ma la messa a fuoco di un'identità. Bennato comincia a costruire quel modo di raccontare la società attraverso figure apparentemente ingenue, slogan rovesciati e situazioni quotidiane che diventerà centrale nei suoi album successivi. Nel 1975 arriverà Io che non sono l'imperatore, poi La torre di Babele e nel 1977 Burattino senza fili: una sequenza che porterà progressivamente la sua scrittura verso una forma sempre più compiuta di teatro musicale e di satira.

Perché è fondamentale?
Perché è il disco in cui Edoardo Bennato mette a fuoco la sua formula più personale, trasformando rock, blues e ironia in uno strumento di satira capace di mettere in discussione le semplicistiche categorie di buoni e cattivi.

Commenti