101 - Perigeo - Abbiamo tutti un blues da piangere
Casa discografica: RCA Italiana
Anno: 1973
Produttore: Gianni Grandis
Regione: Lazio
Con Abbiamo tutti un blues da piangere, pubblicato dalla RCA Italiana nel 1973, i Perigeo arrivano al secondo capitolo della loro storia e definiscono con maggiore precisione una delle strade più originali del jazz-rock italiano. Il gruppo, guidato dal bassista e contrabbassista Giovanni Tommaso, aveva esordito l'anno precedente con Azimut, album nel quale aveva già messo in dialogo jazz, rock e ricerca strumentale. Nel nuovo disco quella direzione si fa più articolata e fisicamente incisiva, senza rinunciare alla libertà dell'improvvisazione — la critica specializzata ha notato come il gruppo, a differenza di molte altre formazioni progressive italiane dell'epoca, scelga di innestare elementi quasi psichedelici dentro un impianto jazz-fusion, accostandolo per certi versi ad altri gruppi italiani come Arti & Mestieri.
La formazione è quella che diventerà il nucleo storico dei Perigeo: Giovanni Tommaso al basso e contrabbasso (oltre che voce), Claudio Fasoli ai sassofoni, Franco D'Andrea al pianoforte e al piano elettrico, Tony Sidney alla chitarra e Bruno Biriaco alla batteria e alle percussioni. È proprio l'equilibrio fra questi strumenti a rendere il disco particolarmente riconoscibile: il Fender Rhodes e il pianoforte di D'Andrea dialogano con i fiati di Fasoli, la chitarra di Sidney alterna interventi elettrici e ricami più discreti, mentre la sezione ritmica costruisce una musica capace di passare dall'atmosfera sospesa alla tensione più energica.
La title track, così come buona parte dell'album, mostra come il Perigeo non sia semplicemente una formazione jazz che inserisce elementi rock, ma un gruppo impegnato a costruire un linguaggio autonomo. L'apertura di Non c'è tempo da perdere, con la voce di Tommaso, lascia spazio a una struttura più dinamica; Déjà vu sviluppa invece atmosfere sospese e momenti di ricerca, mentre Rituale e la lunga Vento, pioggia e sole evidenziano la capacità della formazione di lavorare sulla durata, sulla tensione e sull'interazione fra i musicisti.
Registrato negli studi RCA di Roma e pubblicato nel 1973, l'album porta nei crediti Gianni Grandis alla produzione e Roberto Gianolio alla realizzazione. Il risultato contribuisce a collocare i Perigeo fra le formazioni più importanti della stagione italiana del jazz-rock e del progressive, proprio perché la loro musica non nasce dalla semplice imitazione dei modelli angloamericani, ma dall'incontro fra esperienze jazzistiche e sensibilità rock all'interno di una formazione italiana.
Dopo questo album arriveranno Genealogia nel 1974, La valle dei templi nel 1975 e Non è poi così lontano nel 1976, mentre nel 1977 si concluderà la prima esperienza del Perigeo. Abbiamo tutti un blues da piangere rimane però uno dei punti centrali di quel percorso: è il momento in cui il gruppo amplia definitivamente il proprio vocabolario e dimostra che anche in Italia il jazz poteva fondersi con il rock, il progressive e la ricerca sonora senza perdere la propria identità.

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