099 - Area - Arbeit Macht Frei
Casa discografica: Cramps Records
Anno: 1973
Produttore: Area
Regione: Lombardia
Nel 1973, il panorama musicale italiano assiste a un terremoto culturale e formale destinato a ridefinire i confini tra impegno politico, avanguardia e musica popolare. Con il catalogo CRSLP 5101, nasce la Cramps Records di Gianni Sassi e Sergio Albergoni, e il primo disco pubblicato dalla nuova etichetta milanese è proprio Arbeit macht frei degli Area — album d'esordio del gruppo, e tra i lavori italiani più acclamati dalla critica di sempre. Il titolo, che riprende con spietata ironia il macabro motto posto all'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz, dichiara l'intento dell'opera: smascherare l'alienazione del lavoro salariato e le contraddizioni della società capitalista attraverso un linguaggio sonoro privo di compromessi.
La formazione che incide il disco rappresenta un unicum irripetibile nella storia del gruppo. Accanto alla straordinaria figura di Demetrio Stratos (voce, organo, steel drum), troviamo Patrizio Fariselli al pianoforte e tastiere, Paolo Tofani alla chitarra elettrica e al sintetizzatore EMS VCS3, Giulio Capiozzo alla batteria e percussioni, Victor "Eddie" Busnello ai sassofoni, e Patrick "Yan" Djivas al basso — entrambi questi ultimi due lasceranno il gruppo subito dopo l'uscita dell'album, con Djivas destinato al passaggio alla PFM. Curiosità sui crediti: le musiche sono quasi tutte firmate da Stratos, Capiozzo e Djivas ma tutti i brani furono depositati alla SIAE a nome di Terzo Fariselli, padre di Patrizio — nessuno del gruppo era infatti iscritto alla società di autori. La cifra stilistica di Arbeit macht frei nasce dalla fusione tra la matrice rock, l'improvvisazione free-jazz, l'elettronica d'avanguardia e la musica tradizionale mediorientale e balcanica, veicolata dalle origini alessandrine di Stratos.
La scaletta si apre con uno dei brani più celebri dell'intero decennio: Luglio, agosto, settembre (nero). Introdotto dalla voce di una ragazza che recita in lingua araba una poesia di lotta palestinese, il pezzo si sviluppa su un incalzante tema modale in tempo dispari, sul quale Stratos esibisce per la prima volta su disco le sue pionieristiche ricerche vocali. La title-track e Consapevolezza mettono in mostra una sezione ritmica vertiginosa e il continuo dialogo polifonico tra il sax di Busnello e la chitarra filtrata di Tofani. Di eccezionale valore concettuale è poi L'abbattimento dello Zeppelin, un'aperta decostruzione dei cliché del hard rock britannico dell'epoca (rappresentato simbolicamente dai Led Zeppelin), trasformato in una cavalcata rumorista e di scomposizione timbrica.
Un'analisi filologica dell'opera deve sottolineare anche il ruolo fondamentale di Gianni Sassi, che firmava i testi con lo pseudonimo Frankenstein (un collettivo che comprende Sassi e Sergio Albergoni). Sassi cura nei minimi dettagli la provocatoria veste grafica dell'album, trasformando l'oggetto disco in un vero e proprio manifesto di arte concettuale e comunicazione politica.
Perché è fondamentale?
Perché Arbeit macht frei è il disco che sradica il rock italiano da qualunque tentazione commerciale o rassicurante, dimostrando che la sperimentazione colta e la ricerca etnomusicologica possono farsi strumento di lotta politica. Con la scoperta della voce di Demetrio Stratos come strumento totale e un'ibridazione di generi senza precedenti nel panorama europeo, gli Area consegnano alla storia una delle opere più coraggiose, influenti e rivoluzionarie del Novecento musicale italiano.

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