095 - Roberto Vecchioni - Il Re non si diverte
Casa discografica: Ducale
Anno: 1973
Produttore: Michelangelo Romano
Regione: Lombardia
Pubblicato nel 1973, Il re non si diverte è il quarto album di Roberto Vecchioni e uno dei primi lavori in cui prende forma compiuta quella scrittura colta, letteraria e fortemente personale che diventerà una delle caratteristiche principali del suo percorso. È anche l'ultimo album pubblicato per la Ducale prima del passaggio alla Philips. Con questo disco inizia inoltre la collaborazione con il produttore Michelangelo Romano, destinata a proseguire per molti anni.
Il titolo è già una dichiarazione d'intenti: richiama Le Roi s'amuse di Victor Hugo, il dramma da cui Francesco Maria Piave trasse anche il libretto del Rigoletto di Giuseppe Verdi. Vecchioni utilizza però il riferimento letterario in modo personale. Il “re” diventa l'uomo che, pur avendo apparentemente tutto, si scopre incapace di trovare un senso alla propria esistenza. Nella lunga title track, quasi dieci minuti, il protagonista si nasconde sotto il tavolo durante la propria festa di compleanno e la storia procede verso un finale tragico.
È un disco costruito interamente attorno alla scrittura di Vecchioni: per la prima volta, infatti, testi e musiche dell'intero album sono suoi. Anche la forma è particolare. Alle canzoni vere e proprie si alternano due brevi Intervallo, mentre Teatro racconta il rapporto tra un attore e il pubblico. Giuda (Se non hai capito...) riprende invece il tema religioso già affrontato in precedenza da Vecchioni, rivolgendosi direttamente alla figura di Giuda. Uno dei brani più interessanti è Messina. Contrariamente a quanto potrebbe suggerire il titolo, non è un racconto autobiografico sulle origini siciliane della famiglia di Vecchioni. Nelle note originali del disco il cantautore spiegò che Messina rappresentava piuttosto quella sensazione di sentirsi fuori posto, come quando ci si risveglia improvvisamente in un luogo estraneo. La città, disse lo stesso Vecchioni, avrebbe potuto essere anche New York. La scaletta si chiude con Ninna nanna, dedicata alla madre, e Sabato stelle, che racconta il dialogo con una ragazza ricoverata in una casa di cura. Sono episodi che mostrano bene la varietà del disco: alla riflessione filosofica e letteraria si affiancano storie più intime e quotidiane, mantenendo però sempre centrale la parola.
Anche la formazione musicale contribuisce alla particolarità dell'album. Massimo Luca suona le chitarre, mentre Mario D'Amora si occupa di pianoforte e numerosi strumenti a tastiera e Tony Esposito delle percussioni. Il risultato accompagna senza sovrastarla una scrittura che, in questa fase, punta soprattutto sulla narrazione e sulle immagini.
Il re non si diverte non è ancora il Vecchioni dei grandi successi di Samarcanda o Sogna ragazzo sogna, ma rappresenta un momento decisivo nella costruzione del suo personaggio artistico. La sua cultura letteraria non viene utilizzata come semplice ornamento: diventa uno strumento per parlare dell'uomo, della solitudine, della fede, della memoria e del rapporto tra individuo e mondo. Il disco riceverà nel 1974 il Premio della critica discografica, confermando l'attenzione riservata al lavoro dalla critica musicale.
Perché è fondamentale?
Perché è uno dei primi dischi in cui la scrittura di Vecchioni trova pienamente la propria dimensione letteraria ed esistenziale, trasformando la canzone d'autore in uno spazio per raccontare la solitudine, il mito e le inquietudini dell'uomo contemporaneo.
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