089 - Jumbo - Vietato ai minori di 18 anni?
Casa discografica: Philips
Anno: 1973
Produttore: Silvio Crippa
Regione: Lombardia
Se con DNA i Jumbo avevano inferto uno scossone all'estetica fiabesca del nascente rock progressivo italiano, con il loro terzo capitolo discografico sferrano un attacco frontale al perbenismo borghese del Paese. Pubblicato nel 1973 e contraddistinto da un titolo volutamente provocatorio — corredato da un malizioso punto di domanda —, Vietato ai minori di 18 anni? rappresenta il vertice dell'estremismo tematico e sonoro della formazione milanese, tanto da valergli una vera e propria messa al bando dai palinsesti radiofonici e televisivi dell'epoca.
Il disco è un ruvido e impietoso affresco del degrado urbano e dell'emarginazione sociale. Attraverso la voce istrionica, sguaiata e teatrale di Alvaro Fella, i testi affrontano senza filtri tabù scomodi per l'epoca: si parla apertamente di prostituzione e alienazione notturna (Via larga), di ipocrisia sociale e di marginalità (Specchio), di religione, alcolismo e tossicodipendenza, calando la narrazione nei marciapiedi bui della metropoli piuttosto che nei boschi incantati di molte altre formazioni prog. La scaletta si completa con Come vorrei essere uguale a te, Il ritorno del Signor K. (un esplicito richiamo al personaggio kafkiano già protagonista della Suite sul disco precedente), Vangelo?, 40 gradi e No!.
Dal punto di vista della struttura musicale, l'opera registra un cambio di organico decisivo: dietro le pelli, Vito Balzano lascia il posto al batterista Tullio Granatello, che infonde alla sezione ritmica una maggiore complessità jazzistica e sincopata — la band poté inoltre contare, per due settimane, su un allora fantascientifico banco di registrazione quadrifonico a sedici tracce. L'architettura sonora è meno compatta rispetto a DNA, ma decisamente più avanguardistica e schizofrenica: la chitarra elettrica tagliente di Daniele Bianchini si scontra continuamente con il flauto traverso di Dario Guidotti, che in questo disco spinge il pedale sull'improvvisazione e sulle dissonanze free-jazz.
Un dettaglio filologico di enorme valore per l'archiviazione tecnica di quest'opera si nasconde nella realizzazione del brano sperimentale Gil, che parla di droga e tossicodipendenza. Come raccontato dallo stesso Alvaro Fella, il gruppo si trovò con circa otto minuti da riempire e decise di contattare, per la prima volta in assoluto nella storia della band, Franco Battiato con il suo sintetizzatore VCS3, Lino "Capra" Vaccina degli Aktuala con le sue tabla, Lino "Fats" Gallo con la chitarra slide e Angelo Vaggi con il suo moog. Tutti accettarono, e una mattina, tra incensi, profumi orientali e luci soffuse, il gruppo suonò a ruota libera, senza una linea studiata, impadronendosi anche di strumenti insoliti presenti in sala (mellotron, campane tubolari, sistro, gong): un vero e proprio crocevia dell'avanguardia milanese, nato quasi per caso.

Commenti
Posta un commento