080 - Claudio Baglioni - Questo piccolo grande amore
Casa discografica: RCA Italiana
Anno: 1972
Produttore: Antonio Coggio (arrangiamenti e orchestrazioni di Tony Mimms)
Regione: Lazio
Nel ricostruire l'evoluzione discografica degli anni '70, sarebbe storicamente inesatto e intellettualmente pigro relegare Questo piccolo grande amore a mero fenomeno commerciale o a baluardo del pop disimpegnato. Sebbene sia diventato il manifesto generazionale per eccellenza dell'adolescenza italiana (e la title-track, tutt'oggi il singolo più venduto di sempre in Italia, eletta nel 1985 "Canzone italiana del secolo"), un'analisi più attenta impone di leggere quest'opera di Claudio Baglioni per quello che è realmente: uno validissimo e compiuto, nonché uno dei primi, concept album — o meglio, come lo si è definito anche in tempi recenti, un' "opera rock" — della musica leggera nazionale.
A soli ventun anni, supportato dal fido produttore Antonio Coggio (che nel corso della carriera firmerà con lui anche E tu, Amore bello e Poster, prima di diventare a sua volta produttore di Mia Martini, Ivano Fossati, Patty Pravo e Stefano Rosso), Baglioni costruisce un album che narra una storia continua e lineare: la parabola di un amore giovanile romano, dai primi sguardi in Piazza del Popolo fino alla dolorosa separazione causata dall'allora obbligatorio servizio di leva militare. La natura concettuale del disco non si esaurisce nella trama: è tessuta nella musica stessa. Il tema melodico di Piazza del Popolo ritorna, trasfigurato, in Cartolina rosa; il ritornello di Una faccia pulita e la strofa di La prima volta riaffiorano in Sembra il primo giorno; brevi intermezzi in stile stornello romano legano brani come Battibecco e il finale di Porta Portese, che sfuma sull'aria di Con tutto l'amore che posso — un vero e proprio lavoro tematico e ciclico, non semplicemente una sequenza di canzoni unite da un filo narrativo.
Dal punto di vista tecnico e musicale, il disco compie un salto di qualità impressionante rispetto ai due acerbi album precedenti del cantautore. Il merito va condiviso con l'arrangiatore Tony Mimms, che intuisce la necessità di vestire questa operetta pop con abiti quasi sinfonici. Mimms utilizza un'orchestra imponente (archi, legni, ottoni, persino l'arpa), il coro de I Cantori Moderni di Alessandroni, e sovrappone elementi mutuati dal nascente rock progressivo, come intermezzi strumentali, cori imponenti, continui cambi di tempo e dialoghi recitati. Il risultato è una commistione perfetta tra l'immediatezza della melodia italiana, le atmosfere da colonna sonora cinematografica e la complessa architettura concettuale britannica. Il successo fu immediato: settimo disco più venduto in Italia nel 1972, con oltre un milione e mezzo di copie vendute nel tempo.

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