074 - Premiata Forneria Marconi - Storia di un minuto
Casa discografica: Numero Uno
Anno: 1972
Produttore: Claudio Fabi
Regione: Lombardia
Se il 1971 era stato l'anno degli esperimenti pionieristici e delle prime grandi suite, il gennaio del 1972 segna il momento in cui il rock progressivo italiano si fa definitivamente istituzione, raggiungendo una perfezione formale e un successo commerciale fino ad allora inimmaginabili. Storia di un minuto, album d'esordio della Premiata Forneria Marconi (PFM), non è solo un disco: è uno spartiacque tecnico e culturale. Nato dalle ceneri della storica beat band I Quelli e dalla successiva scissione in Krel e PFM (con l'uscita di Alberto Radius, poi confluito nei Formula Tre), il nucleo formato da Franco Mussida (chitarra), Franz Di Cioccio (batteria), Flavio Premoli (tastiere) e Giorgio Piazza (basso) — ormai consolidatosi come il gruppo di session men più richiesto e tecnicamente preparato d'Italia — trova l'elemento catalizzatore nel polistrumentista Mauro Pagani, proveniente dai Dalton, maestro del flauto traverso e del violino. Già nel giugno 1971 il gruppo si era imposto all'attenzione nazionale vincendo, a pari merito con Mia Martini e gli Osanna, il primo Festival di Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio; poche settimane dopo, a ottobre, arriva il singolo di lancio "La carrozza di Hans"/"Impressioni di settembre".
Sotto l'egida della Numero Uno di Mogol e Lucio Battisti, e con la produzione sapiente di Claudio Fabi, la PFM codifica il "suono italiano" da esportazione. L'album assorbe la lezione del pop sinfonico britannico (i King Crimson di In the Court of the Crimson King, i Genesis, gli Yes, gli Emerson, Lake & Palmer) ma la depura dalle proverbiali gelate nordiche, innestandovi una cantabilità solare, un romanticismo lirico di matrice mediterranea e arrangiamenti dal gusto squisitamente rinascimentale e barocco.
Da un punto di vista storico e filologico, il disco introduce un elemento tecnologico dirompente per la nostra discografia: il Minimoog. Il celebre riff portante di Impressioni di settembre (testo di Mogol e Pagani, musica di Pagani e Mussida) rappresenta la prima incisione italiana in cui il sintetizzatore analogico assume un ruolo melodico da protagonista assoluto. Il Moog suonato da Premoli affianca il Mellotron in una stratificazione tastieristica che fa epoca. Il resto della scaletta alterna la furia ritmica ed elettrica, venata di suggestioni tarantolate e folkloristiche, di È festa (autentico cavallo di battaglia dal vivo, poi rifatta in inglese come Celebration), al preziosismo acustico del dittico Dove... quando..., in cui gli intrecci tra chitarra classica, flauto, violino e pianoforte toccano vertici di pura musica da camera, fino alla maestosa Grazie davvero.
L'intera opera è registrata quasi in presa diretta, nel tentativo (pienamente riuscito) di catturare su vinile l'impatto tecnico e la precisione esecutiva che la band aveva già ampiamente rodato in una serie di concerti di supporto a gruppi internazionali come gli Yes.

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