067 - Delirium - Dolce acqua

 

Casa discografica: Fonit
Anno: 1971
Produttore: non indicato 
Regione: Liguria

Nel fervidissimo autunno del 1971, Genova si conferma l'epicentro assoluto della rivoluzione musicale italiana. Dalle ceneri de I Sagittari — formazione che girava le balere di tutta Italia con un beat molto commerciale, mentre in parallelo coltivava passioni più ambiziose per il jazz e il nascente prog britannico — nascono i Delirium, destinati a introdurre una variante del tutto originale nel panorama progressivo tricolore. Guidati da un giovanissimo Ivano Fossati (voce, flauto acustico ed elettrico, chitarra acustica, flauto dolce, armonica), che prima di approdare al flauto era passato per chitarra elettrica, una breve esperienza con i Garybaldi e infine l'ingresso nei Sagittari al Christie's, storico locale genovese, affiancato da Mimmo Di Martino (chitarra acustica), Ettore Vigo (piano, organo, clavicembalo, celesta, vibrafono, armonium), Marcello Reale (basso) e Peppino Di Santo (batteria, percussioni, timpani), i Delirium propongono un sound acustico, fiabesco e profondamente mediterraneo. Lo stesso anno il gruppo vince anche il concorso rock di Radio Montecarlo.

Il tratto tecnico distintivo di Dolce acqua è l'assenza totale della chitarra elettrica, per questo viene considerato il capostipite del "prog acustico" italiano. Il baricentro armonico e solistico dell'album poggia interamente sulle tastiere di Vigo e, soprattutto, sul flauto di Fossati. Sebbene l'influenza dei Jethro Tull di Ian Anderson sia palese nell'impostazione ritmica e "soffiata" dello strumento, i Delirium se ne distaccano evitando le derive blues-rock e innestando elementi di jazz, folk europeo e cantautorato — lo stesso Fossati ammetterà anni dopo, nel suo libro "Di acqua e di respiro" (2005), qualche somiglianza tra Johnnie Sayre e John Barleycorn dei Traffic. Il disco si configura come un concept album, un viaggio spirituale che attraversa le angosce umane (esplicitate nei sottotitoli tra parentesi di ogni brano: Paura, Egoismo, Dubbio, Dolore, Ipocrisia-Verità, Il perdono, Libertà, Speranza) per giungere a una catarsi mistica e pacificatrice.

La vera vetta compositiva del vinile è la lunga e onirica Favola o storia del Lago di Kriss, ricca di cambi di tempo e atmosfere sospese, mentre Johnnie Sayre — con testi ermetici e barocchi — è tratta addirittura da una poesia dell'"Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters: un riferimento letterario colto e raro per un disco rock italiano di quegli anni. Chiude il disco la title-track Dolce acqua, in cui le trame di chitarra acustica e flauto creano un impasto sonoro di rara eleganza e leggerezza.

Perché è fondamentale?
Perché inaugura il filone del "prog acustico" e del folk-mediterraneo in Italia, dimostrando che la complessità strutturale e l'ambizione concettuale potevano fare a meno dei volumi esasperati e della distorsione elettrica. Dolce acqua rivela al mondo il talento precoce e poliedrico di Ivano Fossati e fissa uno standard di raffinatezza timbrica che rimarrà un unicum nella discografia della band e dell'intero movimento genovese.

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