092 - Lucio Dalla - Il giorno aveva cinque teste

 

Casa discografica: RCA Italiana
Anno: 1973
Produttore: Roberto Formentini (arrangiamenti Ruggero Cini)
Regione: Emilia-Romagna

Con Il giorno aveva cinque teste, pubblicato nell'aprile del 1973, Lucio Dalla inaugura una delle collaborazioni più importanti e originali della canzone italiana: quella con il poeta bolognese Roberto Roversi. È il primo capitolo di una trilogia che proseguirà con Anidride solforosa nel 1975 e Automobili nel 1976. Roversi, già tra i fondatori nel 1955 della rivista letteraria Officina insieme a Pier Paolo Pasolini e Francesco Leonetti, porta nel mondo musicale di Dalla un linguaggio poetico più duro, civile e legato alla realtà sociale.

L'incontro rappresenta una vera svolta. Dopo gli anni segnati dalla collaborazione con Sergio Bardotti e Gianfranco Baldazzi, Dalla si confronta con testi più complessi e meno immediati, costruendo insieme a Roversi canzoni che affrontano emigrazione, lavoro, guerra, violenza e trasformazioni della società italiana. Musicalmente, il disco segue la stessa direzione: gli arrangiamenti di Ruggero Cini accompagnano una scrittura irregolare e sperimentale, con improvvisi cambi di ritmo e continui passaggi tra sonorità acustiche ed elettriche. Dalla, oltre alla voce, suona pianoforte, clarinetto e sax.

Il disco si apre con Un'auto targata «TO», uno dei brani più significativi dell'album, che affronta il tema dell'emigrazione dal Sud verso il Nord attraverso la storia di una famiglia. La canzone venne presentata per il Festival di Sanremo del 1973, ma non fu ammessa alla gara. L'operaio Gerolamo porta invece al centro gli incidenti sul lavoro, mentre Passato, presente mette in relazione memoria, guerra e presente. Sono temi che segnano una distanza netta dalla canzone leggera e sentimentale con cui Dalla si era imposto negli anni precedenti.

Ma il disco non è soltanto denuncia. Il coyote utilizza la forma della favola, È lì costruisce una situazione drammatica attraverso immagini essenziali, mentre Grippaggio e La bambina (l'inverno è neve, l'estate è sole) mostrano il lato più sperimentale del lavoro. Proprio in La bambina emerge anche il sax di Dalla, uno degli elementi che riportano in primo piano il suo rapporto con il jazz e con la musica nera degli esordi.

L'ultimo brano, La canzone di Orlando, dura meno di due minuti e chiude un album volutamente lontano dalle strutture della canzone pop tradizionale. Fa eccezione Pezzo zero, unico brano non costruito su un testo di Roversi: non è però un semplice strumentale, perché Dalla utilizza la voce in una sorta di scat, trasformandola in uno strumento ritmico e melodico.

Con Il giorno aveva cinque teste Dalla non ha ancora raggiunto la piena libertà autoriale di Come è profondo il mare, ma ha trovato una strada nuova. Il confronto con Roversi gli permette di allargare enormemente i confini della propria scrittura e di sperimentare una forma di canzone in cui musica, poesia e cronaca possono convivere. È un passaggio decisivo verso la stagione più personale e innovativa della sua carriera.

Perché è importante?
Perché inaugura la collaborazione Dalla-Roversi e porta nella canzone italiana una scrittura più civile, sperimentale e legata alla realtà sociale, preparando il terreno alla grande stagione autoriale di Dalla degli anni successivi.

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