093 - Museo Rosenbach - Zarathustra
Casa discografica: Dischi Ricordi
Anno: 1973
Produttore: Angelo Vaggi e Museo Rosenbach
Regione: Liguria
L'unico, immenso lascito discografico in studio del Museo Rosenbach — band nata nella riviera di Ponente tra Sanremo e Bordighera — è l'esempio più emblematico di capolavoro maledetto nella storia della musica italiana. Pubblicato nell'aprile del 1973, Zarathustra è un disco di una potenza oscura e monolitica, suonato da una formazione in stato di grazia: Stefano "Lupo" Galifi (voce), Enzo Merogno (chitarra), Pit Corradi (Mellotron, organo Hammond, piano elettrico), Alberto Moreno (basso e autore delle musiche) e un giovanissimo Giancarlo Golzi alla batteria (che pochi anni dopo fonderà i Matia Bazar).
Dal punto di vista dell'architettura sonora, il gruppo si distacca dalle ariose trame pastorali e classicheggianti di PFM o de Le Orme, per abbracciare un hard-prog pesante e tetro, vicino ai King Crimson più drammatici. Il suono è dominato dalla massiccia e opprimente presenza del Mellotron di Corradi e dalle chitarre taglienti di Merogno, su cui si staglia la voce di Galifi: un timbro roco, graffiante e di chiara estrazione blues, un'anomalia formidabile nel panorama prog dell'epoca. Il concept, con testi curati dall'esterno Mauro La Luce, è liberamente ispirato al "Così parlò Zarathustra" di Friedrich Nietzsche. Il Lato A è occupato interamente dall'omonima, ciclopica suite divisa in cinque movimenti (L'ultimo uomo, Il re di ieri, Al di là del bene e del male, Superuomo e Il tempio delle clessidre), mentre il Lato B sviluppa tre brani autonomi ma tematicamente legati (Degli uomini, Della natura, Dell'eterno ritorno).
Nonostante un valore musicale indiscutibile, l'album andò incontro a un suicidio commerciale clamoroso, innescato da un colossale equivoco visivo. La splendida e cupa copertina, un collage fotografico realizzato dal celebre illustratore Caesar Monti, nascondeva tra i rottami della storia e i frammenti di volti anche il busto di Benito Mussolini (inserito dall'autore per simboleggiare la caduta dei falsi miti). Nell'Italia iper-politicizzata del '73, l'abbinamento visivo con il Superuomo nicciano fu fatale. La RAI boicottò il disco, e la band, composta in realtà da ragazzi di estrazione progressista, fu bollata come "fascista". Abbandonati dalla Ricordi e bersagliati dalle contestazioni, i membri del Museo Rosenbach si sciolsero alla fine dell'estate, dopo pochissimi concerti.
Perché è fondamentale?
Perché Zarathustra è il gioiello del dark-prog italiano. Rappresenta il vertice di un suono duro, apocalittico e intransigente, capace di coniugare la magniloquenza sinfonica con una brutalità quasi hard-rock. È l'opera maledetta per eccellenza del nostro panorama musicale: un capolavoro soffocato dal fraintendimento e dalla censura nel momento della sua uscita, ma sopravvissuto al tempo fino a diventare oggi uno dei vinili più amati, venerati (e costosi) dai collezionisti di tutto il mondo.

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